Nuova caserma dei pompieri, il comitato NOCASA annuncia il referendum

Volontari chiedono chiarezza sulle ripercussioni per la sicurezza e le finanze cittadine e criticano la gestione municipale del progetto.
BELLINZONA - Il comitato NOCASA è pronto a lanciare un referendum contro il progetto della nuova caserma dei pompieri a Sant'Antonino. A pochi giorni dalla votazione in Consiglio comunale, un gruppo formato da pompieri volontari della Città di Bellinzona torna a contestare la scelta di trasferire la sede fuori dal territorio cittadino. Al centro delle critiche ci sono i tempi d'intervento, i costi dell'operazione e le incognite legate alla futura organizzazione del Corpo.
In una lettera datata 13 ottobre e indirizzata ai consiglieri comunali e alle segreterie dei partiti, il comitato denuncia la mancanza di risposte definitive alle numerose domande sollevate negli ultimi mesi. Secondo NOCASA, il progetto avrà conseguenze sull'organizzazione dei pompieri per i prossimi decenni, oltre a pesare sulle finanze comunali.
«Non siamo contro la nuova caserma»
Il gruppo ribadisce anzitutto di non opporsi alla costruzione di una nuova struttura, ma alla sua ubicazione. «Non siamo contro la nuova Caserma ma contrari ad allontanare i pompieri dalle nostre abitazioni e attività economiche riducendo la nostra sicurezza», scrivono i volontari, rivolgendosi direttamente ai rappresentanti del Legislativo.
Ai consiglieri comunali viene chiesto di valutare attentamente il messaggio municipale, senza lasciarsi condizionare dalle appartenenze politiche. Il comitato sottolinea che la decisione riguarda anche la sicurezza degli stessi cittadini di Bellinzona e invita il Legislativo a non sottovalutarne le conseguenze.
Una delle critiche riguarda il coinvolgimento dei Comuni vicini. La nuova caserma sorgerebbe infatti a Sant'Antonino, mentre ad Arbedo-Castione potrebbe essere realizzato un distaccamento Nord. Il comitato solleva inoltre dubbi sul mantenimento dell'attuale distaccamento Sud nel Gambarogno, vista la vicinanza della futura sede.
Secondo NOCASA, si tratta di una situazione paradossale: qualora si arrivasse a una votazione popolare, gli abitanti di Sant'Antonino, Arbedo-Castione e Gambarogno non potrebbero esprimersi, pur essendo direttamente interessati dalla riorganizzazione, perché non fanno parte del Comune di Bellinzona.
Il nodo del distaccamento Nord e dei costi
Un altro punto controverso riguarda la prevista struttura di Castione. Il comitato osserva che il distaccamento Nord, inizialmente presentato come una certezza, viene ora descritto soltanto come un'«ipotesi di lavoro». Mancano inoltre, secondo i firmatari, indicazioni sui costi necessari alla sua realizzazione.
Gli interrogativi si estendono all'investimento complessivo. NOCASA chiede come si giustifichi il passaggio dai 25,8 milioni di franchi previsti nel 2015 per il progetto MEP nell'area dell'ex birreria, che comprendeva magazzini comunali, ecocentro e caserma, ai 45 milioni indicati nel 2026 per la sola nuova sede dei pompieri.
Il confronto viene utilizzato dal comitato per mettere in discussione l'evoluzione dei costi e chiedere maggiore chiarezza su un investimento che, a suo giudizio, avrà ripercussioni importanti sulle finanze della Città.
Tempi d'intervento, contestati i calcoli del Municipio
Le critiche più articolate riguardano però la capacità di raggiungere rapidamente le diverse zone del comprensorio partendo dalla nuova caserma nell'area dell'ex LATI di Sant'Antonino.
Il comitato contesta in particolare la risposta del Municipio all'interpellanza 102/2026, nella quale individua «parecchie incongruenze e punti problematici». Nel mirino finisce anche il ricorso a Google Maps per stimare i tempi di percorrenza, ritenuto uno strumento inadeguato per valutare gli spostamenti dei mezzi di soccorso.
Un primo esempio riguarda Gudo. Nella risposta municipale, riferisce NOCASA, viene indicato un tempo di percorrenza di sei minuti dall'ex LATI in assenza di traffico. Una stima che il comitato giudica irrealistica.
Secondo i pompieri volontari, il passaggio dei mezzi di soccorso lungo lo Stradonino in direzione di Gudo sarebbe infatti difficilmente praticabile, se non addirittura pericoloso. I veicoli dovrebbero quindi risalire fino a Sementina prima di dirigersi verso Gudo, con un tempo di percorrenza che, secondo i loro calcoli, salirebbe ad almeno 16 minuti. Dieci minuti in più rispetto alla stima attribuita al Municipio, anche senza traffico.
«Non si può affidare un tema così delicato a google maps ma deve essere fatto uno studio serio!», sostiene il comitato, chiedendo valutazioni più approfondite sulle effettive possibilità di intervento.
Gli incendi al Tertianum e all'ospedale
Per illustrare le proprie preoccupazioni, NOCASA richiama due episodi del passato nei quali la rapidità dei soccorsi ha avuto un ruolo importante.
Il primo è il tragico incendio del 13 settembre 2019 al centro Tertianum di Bellinzona, nel quale morì una persona. Secondo il comitato, senza il rapido intervento dei pompieri le conseguenze avrebbero potuto essere ancora più gravi.
I volontari sostengono che, partendo dalla futura caserma di Sant'Antonino, un intervento alle 7 del mattino, dunque in una fascia oraria caratterizzata dal traffico, avrebbe richiesto almeno 20 minuti. Dall'attuale sede di via Mirasole, secondo le loro stime, un mezzo pesante impiega invece tra cinque e sei minuti, mentre dall'area dell'ex birreria ne impiegherebbe sette.
Nel calcolo viene considerata anche la velocità dei mezzi pesanti, che, come sottolinea il gruppo, non possono raggiungere i limiti massimi consentiti in autostrada e viaggiano generalmente attorno agli 80 chilometri orari.
Una differenza nei tempi di percorrenza che NOCASA ritiene particolarmente significativa in caso di incendio in una struttura che ospita persone vulnerabili.
Il secondo episodio citato è l'incendio del 30 gennaio 2017 all'ospedale San Giovanni. Anche in questo caso il comitato confronta i possibili tempi di intervento: tra 16 e 18 minuti partendo da Sant'Antonino, contro i cinque minuti necessari dall'attuale caserma e i sei stimati dall'ex birreria.
«Voi, stimati Consiglieri comunali, siete disposti ad accettare tutto questo e a giustificarlo ai vostri Cittadini?», chiedono i firmatari della lettera.
Il referendum non è più soltanto un'ipotesi
È proprio alla luce di queste preoccupazioni che il comitato annuncia un cambio di posizione sulla possibilità di ricorrere alle urne.
Nel precedente scritto indirizzato alle autorità, NOCASA aveva soltanto evocato l'eventualità di un referendum. Ora, dopo una discussione interna e alla luce delle risposte fornite dal Municipio alle ultime interpellanze, il gruppo afferma di essersi convinto della necessità di procedere.
«Discutendone al nostro interno e soprattutto leggendo le risposte date alle ultime interpellanze ci siamo convinti che tale passo democratico deve essere fatto: la superficialità con la quale si affronta un tema così delicato è sconcertante!», si legge nella lettera.
Il comitato non fornisce per il momento dettagli sulle modalità o sui tempi dell'eventuale raccolta delle firme, ma manifesta chiaramente la volontà di sottoporre la decisione al voto popolare.
Perché i firmatari restano anonimi
Nella parte conclusiva della lettera, i membri di NOCASA affrontano anche la questione dell'anonimato, precisando di essere un gruppo di pompieri volontari della Città di Bellinzona.
La scelta di non rendere pubblici i propri nomi, spiegano, non deve essere interpretata come una mancanza di rispetto verso i consiglieri comunali o come un rifiuto di assumersi le proprie responsabilità.
Il motivo, sostengono, è il timore di conseguenze nell'ambito della propria attività: «L'anonimato non deve essere letto come mancanza di rispetto nei vostri confronti o codardia nel mostrarsi a viso aperto, ma si vuole evitare di subire inevitabili ripercussioni da parte dei nostri superiori».



