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Foto e selfie con la selvaggina morta: «Ora basta»

C'è un trend che fa arrabbiare gli amici degli animali. L'indignazione dell'etologo Nash Pettinaroli: «Alcuni cacciatori sono disgustosi».
Foto e selfie con la selvaggina morta: «Ora basta»
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Foto e selfie con la selvaggina morta: «Ora basta»
C'è un trend che fa arrabbiare gli amici degli animali. L'indignazione dell'etologo Nash Pettinaroli: «Alcuni cacciatori sono disgustosi».

LUGANO - «Sempre più cacciatori ostentano le loro prede prive di vita». È un tema forte quello sollevato dall'etologo Nash Pettinaroli. Immagini, video e addirittura selfie circolano su social e chat. Un trend che non piace per niente a chi ha gli animali nel cuore. «Trovo questa tendenza disgustosa».

Lei è un animalista convinto. Normale che sia urtato.
«Hai catturato un cervo? E perché lo devi mostrare a tutti? Perché la gente è obbligata a vedere quel cadavere? Già viviamo in una società che soffoca le emozioni. Questi comportamenti portano a un'erosione empatica. Fanno sembrare normali cose che non dovrebbero esserlo. Di questo passo non proveremo più empatia per nulla».

La caccia però fa parte delle tradizioni ticinesi.
«Quante tradizioni appartenenti al passato sono state abolite? Siamo nel 2026. Vogliamo tornare a un secolo fa quando i maiali si ammazzavano per strada? È evoluzione questa?»

Ma i cacciatori sostengono di avere un ruolo nella regolazione dell'ecosistema...
«Ragnar Kinzelbach, biologo e zoologo, ha invece affermato che la caccia è superflua. Se la si abolisce, le popolazioni di animali selvatici si regolano da sole. Karl-Heinz Loske, biologo e scienziato, ha dichiarato che non abbiamo bisogno della caccia: dal punto di vista ecologico non è giustificabile. E Bruno Bassano, ex direttore del Parco Nazionale Gran Paradiso, in Italia, ha detto che l'ambiente si conserverebbe in modo ottimale da solo con un meccanismo di regolazione interno, senza che l'uomo spari».

Quindi?
«Dal mio punto di vista la caccia è solo un puro piacere. Serve ai cacciatori per divertirsi. Poi per fare sembrare bello ciò che fanno ci raccontano la favola della regolazione dell'ecosistema».

Non facciamone una crociata contro la carne però. La gente ha il diritto di mangiarla.
«D'accordo. E voglio essere democratico. Meglio mangiare quella di selvaggina piuttosto che quella che proviene dagli allevamenti intensivi. Ci sono però dei limiti etici».

Per esempio?
«Quando leggo che l'emozione più grande del presidente dei cacciatori ticinesi è vedere sua figlia che cattura una preda mi domando se stia scherzando. Per mangiare la carne, l'animale deve essere ucciso. Non dobbiamo essere ipocriti. Ma come può emozionarti la morte di un essere vivente? Qualcosa non mi torna».

Torniamo ai selfie con la selvaggina morta.
«Fanno inorridire. Sono sempre più diffusi. E mi domando cosa ci sia dietro. A volte il cacciatore è lì accanto al cadavere e sorride di gusto. È come se il macellaio si facesse un selfie con i vitelli uccisi. È troppo chiedere un minimo di rispetto per un animale a cui si è tolto il diritto di vivere? Perché non dimentichiamo che l'animale è sempre in una posizione di inferiorità rispetto al cacciatore».

Ogni tanto qualche cacciatore muore mentre pratica l'arte venatoria. Si dice che quelli come lei quasi quasi ridano sotto i baffi.
«Non è vero. Non sarò mai contento di fronte alla morte di una persona. Nemmeno se si tratta di un cacciatore. Evidentemente però, nel gioco delle parti, subentra quella che viene definita come una sorta di autoregolazione della natura».

Lei non ha paura di essere preso di mira dai cacciatori con le sue dichiarazioni?
«È già capitato in passato. Sono stato minacciato. E mi hanno anche tagliato le gomme dell'auto. Detto questo, voglio sentirmi libero di esprimere la mia opinione».

Cervo nel rimorchio: la presa di posizione di un cacciatore
Negli scorsi giorni è arrivata in redazione la foto di un cacciatore fermo a una pompa di benzina nel Luganese col cervo morto nel rimorchio. Tra gli animalisti è scattata l'indignazione. Ma un lettore, esperto di caccia, circostanzia i fatti.
«I cacciatori, compreso il sottoscritto, non vanno in giro con una carcassa nel rimorchio per il piacere di mostrarla. Anche perché non sono così stupidi da faticare ore per prendere un cervo e poi guastarne la carne esponendola al calore e alla polvere delle strade o affumicandola con i gas di scarico. I cacciatori mettono le carcasse nei rimorchi perché l'Art. 31 del RLCC gli impone di presentarsi ai posti di controllo e, purtroppo, non tutti hanno un rimorchio chiuso e refrigerato o un baule così grande da farci stare un cervo maschio di 150/200 chili. E sia chiaro, noi cacciatori ne faremmo anche volentieri a meno, ma ci adeguiamo e rispettiamo le prescrizioni di legge».


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