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Il mondo intero si struggeva per Candy e Georgie, ma lei nemmeno lo sapeva

La leggendaria mangaka Yumiko Igarashi, 76 anni, arriva al Japan Matsuri di Bellinzona questo fine settimana per una conferenza e una serie di incontri col pubblico. L'abbiamo intervistata.
Il mondo intero si struggeva per Candy e Georgie, ma lei nemmeno lo sapeva
CC Yves Tennevin/ Yumiko Igarashi
Il mondo intero si struggeva per Candy e Georgie, ma lei nemmeno lo sapeva
La leggendaria mangaka Yumiko Igarashi, 76 anni, arriva al Japan Matsuri di Bellinzona questo fine settimana per una conferenza e una serie di incontri col pubblico. L'abbiamo intervistata.

BELLINZONA - È facile immaginare gli autori di manga e anime famosi alla stregua di celebrità sulla falsariga di registi, attori o musicisti.

La realtà è però spesso molto diversa: anche nel caso dei pesi massimi si tratta di persone comuni che hanno trascorso una vita dedita al 100% (se non al 200%) al lavoro e alla loro arte.

Malgrado le loro opere “esplodano” a livello mondiale, diventando fenomeni di costume popolare in grado di influenzare generazioni intere, di spettatori e futuri artisti, loro spesso sono troppo impegnati a disegnare e consegnare le tavole in tempo per le scadenze, o ultimare i loro progetti, per rendersene conto.

È una costante, questa, che emerge spesso e volentieri quando si intervistano leggende della penna nipponica (era stato così anche con il mitologico Go Nagai, ospite di Japan Matsuri nel 2025.

Non fa eccezione nemmeno Yumiko Igarashi, sicuramente una delle più grandi autrici di manga in assoluto, che questo fine settimana sarà pure lei ospite dell'appprezzata fiera che celebra il Sol Levante, presso l'Espocentro di Bellinzona.

Dal suo estro nascono storie che in Italia e nel mondo italofono diventano nella loro versione animata quasi proverbiali: su tutte “Candy Candy” e “Georgie”, strazianti e struggenti storie sentimentali e di formazione, con iconiche e biondissime protagoniste femminili, in “case nella prateria” degli albori del secolo scorso.

«Non sapevo che all'estero fossero così popolari, all'epoca non ebbi assolutamente modo di rendermene conto», ci conferma Igarashi che ha iniziato la sua carriera da giovanissima, ancora da liceale nel lontano 1968.

Nemmeno il tempo di ottenere la maturità che la sua vita aveva già deciso di incastonarsi fra vignette, e disegni...
«Ero ancora al liceo quando ho iniziato con i manga», ci racconta, «è stato un periodo estremamente intenso e impegnativo, lavoravo tantissimo ma c'erano tanti amici che mi aiutavano. Io poi ero animata da un'energia incredibile! Di quel periodo ho dei bellissimi ricordi, devo dire che mi sono davvero divertita».

Giovane sì, ma con un tratto e uno stile ben definito...
«Devo dire che non ci ho ragionato poi molto, penso sia scaturito tutto dall'enorme mole di manga che ho letto da ragazza e che ho poi “digerito” e fatto mio. È un bagaglio, questo, a cui ancora oggi attingo quando disegno».

Disegnava storie ambientate nelle pianure americane e in Australia, c'era mai stata? Se no, dove ha trovato ispirazione?
«No, non ci sono mai stata. Prima di iniziare a lavorare faccio tantissime ricerche, su libri e materiale di vario genere. Poi tento di costruirmi un'immagine di quei luoghi, di farli miei. Le mie ambientazioni nascono così».

Parlando sempre di “Georgie” e “Candy Candy”, sono storie cariche di pathos ed emotivamente forti. Com'è stato disegnarle, e viverle?
«Era impossibile non lasciarsi coinvolgere dalle loro emozioni, è una cosa che succede naturalmente quando si lavora a opere come quelle. È vero che in quei manga ci sono tante scene tristi, ma ho sempre voluto rappresentare anche la forza di andare avanti, malgrado il dolore e dopo averlo superato».

C'è qualche personaggio in particolare che le è rimasto impresso e che ha portato con sé?
«Tutti quei personaggi mi sono rimasti nel cuore, ma se devo proprio dirlo ero proprio felice quando potevo disegnare i ragazzi di quelle storie!».

Proprio in quegli anni anche altre donne mangaka si sono fatte strada diventando punti di riferimento assoluti, penso a Ryoko Ikeda (“Lady Oscar”) o Rumiko Takahashi (“Lamù”, “Maison Ikkoku”, “Ranma 1/2” e tantissimi altri). Vi siete mai incontrate?
«Purtroppo in quegli anni lavoravo veramente tanto e non avevo davvero tempo per frequentare altri autori. Tra le mangaka che lavoravano per la mia stessa rivista ero piuttosto vicina a Ryoko Takashina (specializzata in opere horror, fino a oggi mai tradotte in italiano, ndr.)».

Legge ancora manga? C'è qualche autrice che le piace particolarmente?
«Certo che sì, ultimamente sono piuttosto in fissa con “Witch Hat Atelier” di Kamome Shirahama. Anche l'anime è davvero bellissimo!»

Per Igarashi, sarà un fine settimana piuttosto fitto all'Espocentro di Bellinzona per il Japan Matsuri: sabato 19 settembre alle ore 17 si terrà una conferenza e una sua dimostrazione di disegno dal vivo sul palco principale dell'evento. Saranno in totale cinque, invece, le sessioni di autografi (due delle quali gratuite) in programma sia sabato che domenica 20 settembre.

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