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Riserve naturali allo stremo: il caso del laghetto di Muzzano

Il Ticino tra le aree più colpite dalle ondate di calore. Pro Natura ha riscontrato come gli ecosistemi in buona salute siano fondamentali per affrontare il riscaldamento globale, ma anche come la resilienza delle riserve sia messa a dura prova.
Riserve naturali allo stremo: il caso del laghetto di Muzzano
TiPress
Lago di Muzzano
Fonte Pro Natura
Riserve naturali allo stremo: il caso del laghetto di Muzzano
Il Ticino tra le aree più colpite dalle ondate di calore. Pro Natura ha riscontrato come gli ecosistemi in buona salute siano fondamentali per affrontare il riscaldamento globale, ma anche come la resilienza delle riserve sia messa a dura prova.

LUGANO - Le ondate di calore che hanno caratterizzato l’estate 2026 non hanno risparmiato le riserve naturali svizzere, con effetti evidenti anche in Ticino.

Pro Natura, che gestisce oltre 1'000 aree protette, ha riscontrato come gli ecosistemi in buona salute siano fondamentali per affrontare il riscaldamento globale, ma anche come la resilienza delle riserve sia messa a dura prova.

Il caso del laghetto di Muzzano
In Ticino, il laghetto di Muzzano ha vissuto una proliferazione eccezionale di alghe, tanto da bloccare il passaggio della luce e influire negativamente sulla vita acquatica. «Il laghetto soffre di un carico eccessivo di sostanze nutrienti per via delle acque reflue e dei residui agricoli che vi sono stati scaricati per diversi anni in passato», spiega Serena Britos Wiederkehr, responsabile della riserva naturale Laghetto di Muzzano.

L’eccesso di fosforo e le alte temperature hanno favorito la crescita di alghe e cianobatteri, aggravando ulteriormente la situazione. Le condizioni climatiche estreme hanno inoltre rallentato gli interventi di gestione nelle riserve ticinesi, allungando i tempi di realizzazione delle attività di tutela.

Riserve resilienti e rinaturazione
Non solo il Ticino, ma anche altre aree protette svizzere hanno sofferto la siccità. La torbiera alta di Rothenthurm, ai piedi delle montagne svittesi, ha registrato livelli d’acqua mai così bassi dal 2009, secondo Bastien Amez-Droz di Pro Natura. Tuttavia, le aree rinaturate, dove gli equilibri idrici sono stati ripristinati, hanno mantenuto una certa umidità anche nei periodi più caldi, offrendo rifugio a libellule e uccelli acquatici.

Foreste e biodiversità sotto osservazione
Per le foreste, gli effetti della siccità saranno visibili solo nei prossimi anni. «Soltanto tra 1–5 anni vedremo quanti alberi hanno resistito, quanti sono sopravvissuti a fatica e quanti invece stanno deperendo», sottolinea René Amstutz di Pro Natura. La resilienza dei boschi dipende da fattori come la diversità di specie, la qualità del suolo e la presenza di acqua.

Biodiversità come chiave per la resilienza
La diversità biologica si conferma elemento centrale per la resilienza degli ecosistemi. Le aree ricche di biodiversità e con dinamiche naturali preservate sono più capaci di resistere agli eventi estremi rispetto a quelle impoverite. Le paludi, ad esempio, grazie alla rinaturazione, rafforzano la biodiversità e le funzioni naturali che aiutano a limitare il riscaldamento climatico e i suoi effetti.

Pro Natura continua a lavorare per sviluppare una rete di aree protette estese, circondate da zone tampone e collegate da corridoi ecologici, affinché gli ambienti naturali possano svolgere appieno il loro ruolo a favore della biodiversità e dei servizi vitali per l’uomo.

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