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LUGANO

«Kill the parasites»: l’odio antisionista sui volantini del Parco Ciani

Giannotti: «Criticare Israele è legittimo, ma la demonizzazione collettiva può trasformare l'odio in intimidazione e violenza»
«Kill the parasites»: l’odio antisionista sui volantini del Parco Ciani
lettore tio.ch
«Kill the parasites»: l’odio antisionista sui volantini del Parco Ciani
Giannotti: «Criticare Israele è legittimo, ma la demonizzazione collettiva può trasformare l'odio in intimidazione e violenza»

LUGANO - Un volantino raffigura il volto di Ignazio Cassis, con una mano appoggiata sulla sua testa da parte di un uomo che indossa una kippah sormontata da una stella di David. Sotto il ritratto compare la scritta «Parasite of the Empire». Poco distante, in un'altra illustrazione, compaiono tre figure rappresentate sopra una montagna di dollari: si tratta di Donald Trump, mentre indossa la tuta di un noto clown, ed Elon Musk, vestito da terminator. Al centro c'è il premier israeliano Benjamin Netanyahu, rappresentato con le vesti di un generale militare. Tutti e tre sono presi di mira da quello che pare essere uno spray antiparassitario, almeno stando alla scritta che campeggia in alto: «KILL THE PARASITES», oltre alle etichette che riportano le diciture «99% against 1%» e «100% efficiency».

Sono tutti volantini comparsi nel Parco Ciani di Lugano, che mostrano, attraverso immagini fortemente provocatorie e satiriche, messaggi di contestazione nei confronti di Israele, degli Stati Uniti e del capo del Dipartimento federale degli affari esteri elvetico (DFAE), inserendosi nel più ampio clima di protesta legato alla guerra a Gaza. Un malcontento espresso anche nei pressi della stazione della città, dove è comparso un murales con la scritta «Zionists not welcome».

Volantini che non hanno lasciato indifferente Giuseppe Giannotti, portavoce dell'Associazione Svizzera Israele. «Queste manifestazioni di odio che vediamo a Lugano contro Israele e contro gli ebrei non nascono dal nulla. Sono anche il risultato, come diversi analisti hanno evidenziato, di una campagna mediatica portata avanti da una parte della stampa che continua a rappresentare Israele attraverso una narrazione a senso unico, spesso decontestualizzando la storia del conflitto e minimizzando il pericolo del terrorismo, a cominciare dal tragico massacro del 7 ottobre 2023, che ha dato inizio all’attuale conflitto».

Secondo Giannotti, «ecco dove possono condurre anni di narrazioni unilaterali, silenzi selettivi e doppi standard: l’odio finisce sui muri e viene spacciato per attivismo politico». Ma, aggiunge, «la responsabilità non è soltanto di chi impugna una bomboletta spray. È anche di quei politici che, per convenienza o calcolo elettorale, strizzano l’occhio agli estremisti e di quei media che minimizzano e giustificano forme di intolleranza e illegalità».

Il portavoce dell'Associazione Svizzera Israele sottolinea quindi come «criticare Israele e il suo governo è legittimo, come lo è criticare qualsiasi altro Paese». Diverso, però, «trasformare la critica politica in demonizzazione collettiva, tollerare l’odio contro un intero popolo o chiudere gli occhi davanti all’intimidazione». Per Giannotti, «quando si dà legittimità all’odio, prima o poi dai cortei si arriva sui muri. E dai muri alla violenza il passo può diventare breve».

«A Lugano abbiamo già visto segnali che dovrebbero preoccupare seriamente chi ha la responsabilità di garantire legalità, sicurezza e convivenza civile», conclude. «Una città non può diventare un Far West dove ciascuno decide autonomamente quali regole rispettare e quali no».

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