Come mantenere il sangue freddo, anche se è l'estate più rovente di sempre

Fra pause doccia, bevande isotoniche, gelati (e tanto altro) ecco come corrono ai ripari i soccorritori della Croce Verde Lugano, per continuare a salvare vite malgrado la canicola.
Fra pause doccia, bevande isotoniche, gelati (e tanto altro) ecco come corrono ai ripari i soccorritori della Croce Verde Lugano, per continuare a salvare vite malgrado la canicola.
LUGANO - In questa estate di canicola interminabile, a essere messe alla prova sono diverse categorie professionali. Fra queste ci sono anche i soccorritori delle autoambulanze ticinesi che devono fare i conti con turni impegnativi, divise che non lasciano tregua e interventi sotto la spietata china del sole.
Caldo estremo che, contrariamente a quanto si potrebbe attendere, non si è tradotto in un'impennata di interventi come ci confermano dalla Croce Verde Lugano.
Nel mese di luglio sono stati effettuati circa un migliaio di interventi. Di questi, solo una decina (ovvero l'1%) erano direttamente riconducibili alle elevate temperature: «Abbiamo registrato un leggero aumento del numero di interventi rispetto agli anni precedenti, ma senza una rilevanza statistica significativa», spiega il direttore sanitario Alessandro Motti.
La casistica delle patologie legate alla canicola è quella che vi aspettereste: cioè soprattutto disidratazione e colpi di calore.
Un dato che colpisce riguarda le strutture per anziani, tradizionalmente considerate tra gli ambiti più esposti durante le alte temperature estive: «Non abbiamo registrato un aumento delle richieste di intervento provenienti dalle case per anziani, probabilmente grazie alle efficaci misure preventive adottate dalle strutture, né dagli impianti sportivi», osserva Motti.
Un risultato confortante che conferma la bontà delle raccomandazioni ufficiali, diffuse dalle autorità cantonali: «Sono complete e rappresentano il miglior riferimento», sottolinea il direttore sanitario.
Bere a sufficienza, evitare gli sforzi fisici nelle ore più calde, cercare ambienti freschi e prestare particolare attenzione ad anziani, bambini e persone affette da patologie croniche rimangono regole fondamentali.
Se la canicola non ha rivoluzionato il numero degli interventi, ha però reso più gravoso il lavoro degli equipaggi. Chi opera in ambulanza deve infatti continuare a indossare la divisa di servizio e tutti i dispositivi di protezione individuale, indipendentemente dalle temperature.
Questi, infatti, «rimangono invariati per tutti gli interventi, poiché devono garantire il rispetto delle norme di sicurezza e la protezione del personale in ogni situazione operativa», ricorda Motti.
Per questo motivo, durante i periodi più caldi la Croce Verde Lugano adotta una serie di accorgimenti per tutelare il personale. Il responsabile del turno monitora costantemente il carico di lavoro, organizza le pause e, quando necessario, ricorre a equipaggi supplementari per distribuire meglio gli interventi.
Acqua, bevande isotoniche senza zuccheri, gelati e ghiaccioli sono sempre disponibili per gli operatori. Dopo gli interventi più lunghi o impegnativi sono previsti momenti di recupero, con la possibilità di fare una doccia, reidratarsi e, se necessario, essere temporaneamente sostituiti prima di tornare operativi.
Anche tra una chiamata e l'altra, i soccorritori cercano di limitare l'esposizione al caldo sostando nelle aree climatizzate della sede e sfruttando ogni pausa per recuperare energie. «Prendersi cura dei soccorritori significa garantire che possano continuare a operare in sicurezza e offrire ai pazienti un'assistenza di elevata qualità anche nelle condizioni ambientali più impegnative», evidenzia Motti.
Una filosofia messa in pratica anche durante i recenti Campionati Europei di Mountain Bike. Per cinque giorni, sedici soccorritori - tra professionisti e volontari - insieme al medico d'urgenza hanno lavorato sul Monte Ceneri con temperature che hanno raggiunto i 38 gradi. L'organizzazione sanitaria prevedeva un protocollo specifico per proteggere gli operatori: idratazione costante, controllo della temperatura corporea ogni una o due ore e rotazione nelle diverse postazioni.
In caso di affaticamento o di temperatura corporea elevata, i soccorritori venivano trasferiti temporaneamente in una tenda con nebulizzazione o in un rimorchio climatizzato, per recuperare prima di rientrare in servizio.




