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Ristorni all’Italia, pressioni sul Consiglio di Stato: «Vanno sospesi»

La politica torna all'attacco sulla "tassa sulla salute". PLR, Centro e Lega: «Violazione dei principi della libera circolazione».
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Ristorni all’Italia, pressioni sul Consiglio di Stato: «Vanno sospesi»
La politica torna all'attacco sulla "tassa sulla salute". PLR, Centro e Lega: «Violazione dei principi della libera circolazione».

BELLINZONA / MILANO - Nuova offensiva sui ristorni.

PLR, Centro e Lega chiedono al Governo di valutare una sospensione totale o parziale dei versamenti all’Italia. Alla base della mozione depositata in Gran Consiglio da Cristina Maderni (PLR) e cofirmata da a Fiorenzo Dadò (Centro), Daniele Piccaluga (Lega), Gianluca Padlina (Centro), Matteo Quadranti (PLR), Andrea Sanvido (Lega) e Alessandro Speziali (PLR), c’è la cosiddetta "tassa sulla salute" introdotta dal Governo italiano e destinata a entrare in vigore in Lombardia.

La violazione dell'accordo sulla libera circolazione
Secondo i firmatari, il nuovo prelievo a carico dei frontalieri soggetti al regime transitorio potrebbe essere incompatibile sia con l’accordo fiscale tra Svizzera e Italia sia con l’Accordo sulla libera circolazione delle persone tra Svizzera e Unione europea.

Una precedente mozione interpartitica aveva già contestato la misura, sostenendo che l’articolo 9 dell’accordo sui frontalieri prevede per i cosiddetti "vecchi frontalieri" «l’imposizione esclusiva nel Paese in cui esercitano l’attività lavorativa, quindi in Svizzera». In quest’ottica, veniva evocata la possibilità di sospendere i ristorni all’Italia per ristabilire l’equilibrio previsto dagli accordi bilaterali.

Il vantaggio verso il mercato del lavoro italiano
La nuova mozione aggiunge però un ulteriore argomento. Pur non basandosi formalmente sulla nazionalità, la tassa colpirebbe «in modo specifico chi lavora in Svizzera, imponendo un costo supplementare direttamente legato all’attività transfrontaliera». Secondo i promotori, ciò potrebbe entrare in conflitto con i principi della libera circolazione delle persone. La giurisprudenza europea considera infatti problematiche «le misure che rendono meno attrattivo lavorare in un altro Stato». La conseguenza, sostengono i firmatari, «sarebbe una riduzione del reddito netto dei frontalieri e quindi un trattamento economicamente meno favorevole».

A sollevare ulteriori interrogativi è anche la destinazione di una parte del gettito. Le risorse raccolte dovrebbero infatti contribuire a finanziare incentivi per il personale medico e infermieristico nelle zone di confine. Una scelta che, secondo i promotori, finirebbe «per combinare una penalizzazione per i frontalieri con un vantaggio destinato al mercato del lavoro italiano».

«Sospensione totale o parziale dei ristorni»
Richiamando anche il recente parere giuridico del professor Pascal Hinny, che qualifica il prelievo come una vera e propria imposta, i deputati chiedono al Consiglio di Stato di «valutare la sospensione totale o parziale dei ristorni, di coinvolgere le autorità federali per una verifica formale della compatibilità della misura con l’ALC e di avviare i necessari passi diplomatici nei confronti dell’Italia».

Le richieste contenute nella mozione e rivolte al Consiglio di Stato:

    • Dare seguito ai contenuti della precedente mozione concernente la sospensione totale o parziale del riversamento all’Italia della quota dell’imposta alla fonte prelevata ai frontalieri, facendo valere la possibile violazione dell’art. 9 dell’accordo sui frontalieri;

    • Attivarsi, tramite le competenti autorità federali, affinché venga formalmente valutata anche la compatibilità della cosiddetta tassa sulla salute con l’Accordo sulla libera circolazione delle persone tra Svizzera e Unione europea;

    • Promuovere presso la Confederazione e le autorità italiane le necessarie iniziative diplomatiche e istituzionali volte a chiarire e contestare, se del caso, i profili di incompatibilità della misura con i principi di libera circolazione e di non discriminazione;

    • Informare il Gran Consiglio sugli sviluppi delle verifiche giuridiche e diplomatiche concernenti tanto l’accordo fiscale sui frontalieri quanto il rispetto dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone.

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