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Tassa sulla salute, c'è la perizia: «Costituisce una violazione degli accordi»

Il Consiglio di Stato valuterà ora eventuali ripercussioni sulle procedure di ristorno verso l’Italia.
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Tassa sulla salute, c'è la perizia: «Costituisce una violazione degli accordi»
Il Consiglio di Stato valuterà ora eventuali ripercussioni sulle procedure di ristorno verso l’Italia.

BELLINZONA - «Roma ha votato una legge, noi siamo tenuti ad applicarla» dichiarava al termine dei lavori del Comitato direttivo della Regio Insubrica Massimo Sertori, assessore della Regione Lombardia e presidente della Regio Insubrica.

Al centro del dibattito c’è la cosiddetta "tassa sulla salute", che fin dall’inizio ha diviso Italia e Svizzera e continua a farlo tuttora. Lo ha ribadito, durante lo stesso incontro di cinque giorni fa, Norman Gobbi: «Questa misura lede i principi del nuovo accordo fiscale sui frontalieri», aveva affermato, anticipando l’arrivo di una perizia giuridica i cui risultati sono stati presentati oggi.

«Fin dal momento in cui lo Stato italiano si è dotato di una normativa che obbliga le regioni a introdurre una cosiddetta tassa sulla salute, ci si è chiesti se questa fosse compatibile con l’accordo internazionale bilaterale sull’imposizione dei frontalieri», ha spiegato oggi il presidente del Consiglio di Stato Claudio Zali. «Nel confronto con Berna - ha aggiunto - è emersa una differenza di vedute. Abbiamo quindi ritenuto opportuno procedere con ulteriori approfondimenti».

Imposta o tassa?
«Imposta o tassa? Questo era il nodo della questione», ha proseguito il direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia Christian Vitta. «Una questione molto ambigua. Se da un lato la Confederazione tendeva a interpretarla come una tassa, quindi non in contrasto con l’accordo, dall’altro non è mai stata fornita una valutazione giuridica che permettesse di analizzare nel dettaglio questa posizione».

Il Consiglio di Stato ha quindi deciso di interpellare uno specialista di diritto tributario, il professor Parcal Hinny dell’Università di Friburgo, per verificare una possibile violazione del principio di imposizione esclusiva in Svizzera e, di conseguenza, del nuovo accordo sui frontalieri. «La distinzione tra tassa e imposta non è affatto banale, perché comporta conseguenze diverse nell’ambito dell’accordo», ha precisato Vitta: la prima sarebbe lecita, la seconda no.

Una violazione
Secondo lo studio del professor Hinny, l’applicazione della "tassa sulla salute" costituisce una violazione. «La Convenzione disciplina in modo esaustivo il diritto di imposizione dei redditi da attività lucrativa svolta in Svizzera dai “vecchi frontalieri” e attribuisce tale diritto esclusivamente alla Svizzera. Dal punto di vista svizzero, la riscossione unilaterale della “tassa sulla salute” - considerata un’imposta secondo il diritto interno svizzero e il diritto autonomo in materia di convenzioni - sullo stesso reddito da lavoro da parte di enti territoriali italiani rappresenta una violazione degli accordi citati».

«Vi è quindi una violazione dell’accordo. A questo punto si apre una riflessione: cosa accade con i ristorni dalla Svizzera verso l’Italia?», si è chiesto Vitta.

Alla luce di questo parere, il Consiglio di Stato avvierà ora un confronto con l’autorità federale competente con l'auspicio che la stessa sostenga le ragioni della Svizzera e del Canton Ticino. Successivamente, il Consiglio di Stato, entro la fine di questo mese, deciderà in merito al versamento dei ristorni all’Italia.

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