L'affondo: «Il governo sospenda i ristorni dei frontalieri»

Una mozione firmata dai vertici di PLR, Centro, UDC e Lega chiede al Consiglio di Stato di attivarsi immediatamente: «La tassa sulla salute è un'imposta e viola l'accordo fiscale»
BELLINZONA - Versare meno ristorni all'Italia? Lo aveva ventilato, già alla fine del mese scorso, il consigliere di Stato Christian Vitta. E ora, una mozione chiede al governo cantonale di passare all'azione «immediatamente, affinché venga sospeso – totalmente o parzialmente – il riversamento all’Italia della quota dell’imposta alla fonte prelevata ai frontalieri, facendo valere la violazione dell’art. 9 dell’accordo» da parte dell'Italia e siano intraprese «le necessarie iniziative diplomatiche e istituzionali presso la Confederazione e il Governo italiano al fine di ottenere il ripristino immediato della piena conformità dell’Italia agli obblighi fissati dall’accordo fiscale».
A firmare l'offensiva è il centrodestra del Parlamento cantonale: il presidente del PLR, Alessandro Speziali, quello del Centro, Fiorenzo Dadò, il capogruppo dell'UDC, Alain Bühler, e il coordinatore della Lega dei Ticinesi, Daniele Piccaluga. Tutti fermamente allineati con le, già citate, parole del direttore del DFE.
A muovere i firmatari della mozione sono gli elementi «di grave criticità concernenti l’accordo fiscale» emersi negli ultimi mesi. «L’Italia ha recentemente introdotto nella sua legge di bilancio le norme che concretizzano il nuovo prelievo comunemente denominato tassa sulla salute, formalmente presentato come contributo ma che, per natura, meccanismi applicativi e obbligatorietà, deve essere considerato a tutti gli effetti un’imposta. Tale prelievo colpisce i cosiddetti vecchi frontalieri, ossia coloro che – secondo l’accordo in vigore – sono imponibili esclusivamente in Svizzera. Affinché questo prelievo entri in vigore mancano solo le decisioni delle Regioni italiane di frontiera».
Il nodo, ora, sta tutto in quell'articolo 9 che stabilisce «in modo chiaro e vincolante che i lavoratori frontalieri rientranti nel regime transitorio», i cosiddetti "vecchi frontalieri", «sono assoggettati a imposizione fiscale solo nello Stato dove esercitano l’attività lavorativa». Quindi in Svizzera e «l’introduzione da parte dell’Italia di un’imposta ulteriore sul reddito di questi lavoratori costituisce pertanto una violazione». E «la sospensione del versamento all’Italia, parziale o totale, altro non sarebbe se non una sospensione parziale dell’applicazione dell’accordo, opzione prevista proprio dalla Convenzione di Vienna» che regola i trattati.



