Aggressione al carnevale, il preoccupante post del presunto autore

Con un messaggio minaccioso, un utente sui social si autodenuncerebbe come uno degli autori del pestaggio. Intanto si moltiplicano le testimonianze di chi ha assistito alla scena.
Con un messaggio minaccioso, un utente sui social si autodenuncerebbe come uno degli autori del pestaggio. Intanto si moltiplicano le testimonianze di chi ha assistito alla scena.
BELLINZONA - Emergono le prime testimonianze (e un preoccupante post) in merito alla brutale aggressione avvenuta nella notte tra sabato e domenica durante il Rabadan a Bellinzona, dove un 18enne del Luganese è stato pestato da un gruppo di cinque giovani riportando fratture multiple al naso e agli zigomi.
Dopo l’appello lanciato dai genitori — che hanno sporto denuncia alla Polizia cantonale chiedendo a chiunque abbia visto qualcosa di farsi avanti — sono iniziati ad arrivare i primi riscontri da parte di chi era presente quella notte in via Codeborgo, tra Piazza Collegiata e Piazza del Sole.
«Lo abbiamo portato via dalla folla» - Una prima testimonianza è proprio quella di chi ha materialmente aiutato il giovane subito dopo il pestaggio. «Siamo stati noi a soccorrere il ragazzo al carnevale. Onestamente ricordo poco — racconta il testimone — ma uno degli aggressori aveva una maschera da sci. Appena successo abbiamo preso il ragazzo e lo abbiamo portato via, dandogli acqua e fazzoletti».
Il testimone spiega di essere rimasto con il giovane per una decina di minuti: «Siamo stati insieme a lui finché non abbiamo trovato i suoi amici che lo hanno portato dai paramedici. A quel punto siamo andati via».
Un dettaglio significativo è proprio la presenza di uno degli aggressori con il volto coperto, particolare che coincide con quanto riferito dalla vittima, la quale ha ricordato almeno un giovane con il passamontagna.
«Ho sentito urlare, poi il gruppo si è spostato sotto i portici» - Una seconda testimone ha contattato la redazione dopo aver letto la notizia della rissa. Il suo racconto colloca i fatti attorno alle 02.40–02.50, dunque in una fascia oraria leggermente più tarda rispetto a quanto inizialmente riferito.
«Stavo tornando verso la stazione FFS per rientrare a casa — racconta — quando, svoltando in una via con un amico, abbiamo sentito gente urlare. C’era un gruppo di ragazzi ammassati: inizialmente erano sulla strada, poi si sono spostati sotto i portici».
La testimone si sarebbe fermata per cercare di capire cosa stesse accadendo, ma la folla rendeva difficile distinguere la scena. «C’era troppa gente per capire la situazione. Ho avuto paura che potesse succedere qualcosa anche a me e mi sono allontanata».
Un elemento rilevante riguarda la presenza di persone che stavano filmando: «Ho visto alcune persone che riprendevano tutto. Non so se fossero parte del gruppo o se stessero registrando per testimonianza».
«Quando esci organizziamo il secondo round» - Ma a preoccupare maggiormente è un post su Instagram. L'autore, condividendo l'articolo relativo all'aggressione, scrive in russo una frase che tradotta suona pressappoco così: «Riposa in ospedale str..., quando esci organizzeremo il secondo round».
L’appello resta aperto - I genitori del giovane, intanto, hanno invitato chiunque abbia assistito (anche solo parzialmente) ai fatti, di contattare la Polizia cantonale. In particolare, eventuali video registrati quella notte potrebbero aiutare a identificare i responsabili.
Il 18enne, contattato, sta meglio. È uscito dall'ospedale, ma è ancora indolenzito e dovrà sottoporsi a un intervento chirurgico al setto nasale.




