Forse ne hai uno in casa e... può valere una fortuna

Nell'era della digitalizzazione, dove tutto si fa immateriale, gli oggetti da collezione acquistano valore. E possono persino diventare un investimento. Ma bisogna sapere su cosa puntare. Un esperto spiega come muovere i primi passi nel mondo dei "collectibles".
C’è chi li espone con orgoglio in salotto, chi invece li chiude in cassaforte sperando che un giorno valgano una fortuna. Ma dove finisce la passione e dove inizia l’investimento quando si parla di oggetti da collezione?
Dalle carte dei Pokémon, passando per whisky, orologi e oggetti della cultura pop, il confine è sempre più sottile. Ne abbiamo parlato con Aurelio Perucca, CEO e co-fondatore di Splint Invest, per capire se i "collectibles" possono davvero diventare una risorsa finanziaria, quali scegliere, quali rischi comportano e perché, oggi più che mai, anche ciò che amiamo può avere un valore.
Gli oggetti da collezione possono davvero rappresentare un investimento?
«Esistono due prospettive molto diverse: da un lato la passione, dall’altro l’investimento. Personalmente credo che le due dimensioni possano convivere e, in alcuni casi, rafforzarsi a vicenda. Detto questo, per molti collezionisti è quasi un tabù considerare gli oggetti della propria passione come un investimento finanziario. Farlo, è una scelta del tutto personale. Ciò che è oggettivo, però, è che nel tempo arte, collectibles e beni di lusso hanno mostrato un track record interessante in termini di crescita di valore, soprattutto se selezionati con criteri rigorosi».
Di che tipologia di oggetti stiamo parlando? Lusso o non solo?
«Il campo è molto ampio. Il mercato più strutturato e storico è sicuramente quello dell’arte, che rappresenta un settore globale enorme. Accanto all’arte troviamo beni di lusso più “tradizionali” come vino, orologi, auto d’epoca, whisky, borse di alta gamma. Ma negli ultimi anni si sono affermati anche i cosiddetti modern collectibles: LEGO, carte sportive, trading card, fumetti e altri oggetti legati alla cultura pop. È un universo estremamente vario».
Qual è il target per questo tipo di investimenti? Può interessare anche i più giovani?
«In generale, investire è per tutti e prima si inizia, meglio è. Tuttavia, non consiglierei di partire subito con arte e collectibles, soprattutto da giovani. All’inizio è più sensato costruire una base solida con strumenti liquidi come azioni ed ETF*. Solo in un secondo momento, quando il portafoglio è più strutturato e la situazione personale diventa più prevedibile, ha senso valutare l’ingresso in asset alternativi. Parliamo infatti di investimenti illiquidi e di lungo periodo, che richiedono una certa esperienza».
Immagino che ci voglia un minimo di competenza: non tutto ha valore e si rischia di perdere denaro.
«Assolutamente sì. Il rischio fa parte di qualsiasi investimento e non consiglierei mai di destinare una quota rilevante del proprio patrimonio a questi asset. Personalmente cerco di non superare il 10%. Serve molta competenza, conoscenza del mercato e una rete solida. È un settore complesso, dove è facile commettere errori. Basti pensare che, in quasi tutte le categorie – arte, vino, orologi – solo lo 0,1% circa degli oggetti può essere considerato “investment grade”. Tutto il resto è pensato per il consumo, non per l’investimento. Sapere cosa comprare e soprattutto a che prezzo è fondamentale: per questo family office e grandi patrimoni hanno spesso servizi dedicati».
Il concetto di riserva di valore non è rischioso? Oggi una carta Pokémon vale molto, domani magari non interessa più a nessuno.
«È un rischio reale ed è proprio per questo che la diversificazione è cruciale. Non ha senso puntare tutto su un singolo oggetto, ma distribuire il capitale su più asset. Storicamente, questo tipo di investimento è stato riservato a family office e ultra-HNWI** proprio perché serve capitale sufficiente per costruire un portafoglio diversificato, non una singola scommessa».
Ultimamente si parla spesso di proprietà frazionaria: cos’è, funziona davvero e ci si può fidare?
«La proprietà frazionaria consente di investire in una quota di un bene fisico, rendendo accessibili arte e collectibles anche a investitori affluent e HNWI. Noi, ad esempio, uniamo questo modello a competenze interne e a una rete di esperti, offrendo accesso a una selezione curata di asset. Detto questo, è sempre fondamentale restare critici: fare ricerche proprie, usare fonti indipendenti e leggere attentamente i termini. Il punto chiave è verificare che si ottenga una reale quota di proprietà, e non una semplice promessa o un contratto di debito. Questo riduce il rischio di controparte».
Se dovesse indicare oggetti da collezione inusuali su cui investire?
«Non amo dare consigli generici, perché è un ambito molto personale. Detto questo, a livello personale trovo interessanti le whisky casks, le botti di whisky: un mercato meno conosciuto, ma con dinamiche molto interessanti se gestito correttamente».
Oggetti a cui non avrebbe dato valore e che invece lo hanno acquisito nel tempo?
«A posteriori è sempre facile dirlo, ma alcuni casi sorprendono davvero. I fumetti, ad esempio, mi hanno colpito molto. E poi Pokémon: da bambino ci giocavo senza pensarci troppo, oggi alcune carte valgono cifre impressionanti. All’epoca sarebbe stato impensabile. Oggi tutti cercano di anticipare “la prossima grande cosa”… ma quella, ovviamente, resta il nostro piccolo segreto».
Nell’era della digitalizzazione, ha ancora senso investire in oggetti fisici?
«Assolutamente sì. Il lusso e la passione non scompaiono, perché fanno parte della natura umana. Le persone vogliono distinguersi, possedere qualcosa di unico e tangibile. Proprio per questo credo che il mercato degli asset fisici continuerà a crescere e a evolversi, anche in un mondo sempre più digitale».
*Exchange-traded fund, in sigla ETF, o in italiano fondo scambiato in borsa, è un fondo di investimento o una società di investimento quotato in una borsa
** Gli HNWI (High Net Worth Individuals) sono individui con un elevato patrimonio netto, generalmente definito come la disponibilità di almeno 1 milione di dollari (USD) in attivi investibili, escludendo la prima casa.



