Lui la pedinava fino a casa

L'angoscia di una donna che per mesi è stata tormentata dall'uomo coi tatuaggi in faccia arrestato recentemente. La 30enne: «Ma quando segnalavo io...»
LUGANO - «Abito in centro. Quell'uomo mi seguiva spesso. Dalla via davanti al Parco Ciani fino a casa mia. Una volta ho dovuto chiamare il mio compagno perché quel personaggio era proprio addosso a me». Il racconto è quello di una 30enne di Lugano. Riassume un incubo che durava dalla scorsa estate. L'uomo che la perseguitava è il 26enne eritreo arrestato recentemente per rapina e per presunti altri reati. Un uomo noto anche per i suoi tatuaggi, in particolare uno sul volto.
Delusione – La nostra interlocutrice si dice scossa. «Questa vicenda mi ha minato come persona. Sono sempre stata una tipa abbastanza autonoma. Adesso ho paura di fare cose che prima per me erano normalissime. Una volta mi sono rivolta alla polizia, ma non c'erano gli estremi per un fermo dell'uomo. Sono sollevata dal fatto che ora sia stato arrestato, ma mi chiedo perché non si sia intervenuti prima. Si parla di rete sociale, ma non la vedo».
Il consiglio – «Il consiglio – sottolinea un portavoce del Servizio comunicazione, media e prevenzione della Polizia cantonale – è sempre quello di segnalare e rivolgersi alle forze dell’ordine in presenza di circostanze particolari o sospette. Sulla base degli elementi raccolti, verrà poi valutato se sia necessario un intervento urgente e se vi siano gli estremi per procedere tramite querela di parte oppure d’ufficio».
«Non si può aspettare che accada una tragedia» – Antonio Chiarella, coordinatore dei City Angels, ha conosciuto in prima persona l'uomo coi tatuaggi. «Il problema – dice – è che non si può lasciare in giro così questo genere di persone. Sono da mettere in posti in cui possono essere sorvegliate. Non si può aspettare che accada una tragedia. In autunno ho scritto a diverse istituzioni. Ma mi hanno risposto soltanto in due, spiegando che trovare una soluzione non era di loro competenza».
L'altro uomo molesto – Negli scorsi giorni tio.ch ha raccontato il disagio dovuto a un altro cittadino eritreo, quell'uomo che molesta i passanti nella zona che dalla pensilina raggiunge il lungolago. Anche in quella circostanza il margine di intervento della polizia appare limitato. E allora la domanda si ripete. Dove è la rete sociale? Dove sono gli specialisti che dovrebbero occuparsi direttamente di questi casi?



