«Perché certi soggetti continuano a circolare liberamente?» Speziali porta il caso in Parlamento

Dopo il fatto di Giubiasco, il presidente PLR incalza il Governo sulla sicurezza pubblica e la gestione dei recidivi: «Per la popolazione è una situazione frustrante»
BELLINZONA - «Come è possibile che soggetti già noti, già condannati o comunque ripetutamente coinvolti in episodi di violenza, disordine, illegalità o degrado possano continuare a circolare liberamente fino al successivo episodio, magari più grave del precedente?».
L'aggressione a Giubiasco
A sollevare la questione è il granconsigliere e presidente PLR Alessandro Speziali: il tema della sicurezza pubblica e della gestione dei soggetti recidivi è tornata al centro del dibattito politico ticinese dopo il grave episodio di violenza avvenuto a Giubiasco in via Moderna.
Nella notte fra lunedì 18 e 19 maggio, lo ricordiamo, un 24enne guineano ha aggredito un residente di via Moderna mandandolo all’ospedale. Il giovane africano avrebbe precedenti penali e condanne pregresse per violazione di domicilio e furto. Lo scorso febbraio, inoltre, presso il centro di accoglienza di Giubiasco avrebbe aggredito una persona in modo analogo al recente episodio.
Speziali: «Per la popolazione è una situazione frustrante»
Con un’interpellanza, Speziali chiede al Governo chiarimenti sugli strumenti a disposizione del Cantone. «Per la popolazione questa situazione è frustrante. Per la polizia, chiamata a intervenire più volte sulle stesse persone, lo è ancora di più. Per le vittime e i loro famigliari, è semplicemente inaccettabile».
L’interpellanza riconosce che molte competenze in materia penale, procedurale e migratoria sono federali, ma invita il Cantone a interrogarsi sull’uso dei margini di autonomia disponibili. «Negli ultimi anni - continua Speziali - si è parlato molto di prevenzione, gestione delle minacce, collaborazione tra autorità, basi legali di polizia, scambio di dati e interventi prima che il danno sia fatto».
Il dubbio è che «restino formule eleganti per convegni e rapporti, mentre nei quartieri le persone continuano a chiedersi perché certi soggetti siano noti a tutti, tranne apparentemente al sistema nel momento in cui dovrebbe impedirne la reiterazione». Sono 12 le domande rivolte al Governo. Si chiede innanzitutto il numero di persone note alle autorità in Ticino per episodi ripetuti di violenza e disordine, con la richiesta di distinguere tra diversi statuti, tra cui residenti, richiedenti asilo e persone senza permesso valido.
«Quali margini di autonomia ha il Cantone?»
Il deputato chiede inoltre se esista una procedura strutturata per monitorare e gestire in modo coordinato i soggetti recidivi e se gli strumenti attuali siano ritenuti sufficienti per prevenire la reiterazione dei reati. In caso contrario, domanda quali correttivi il Consiglio di Stato intenda proporre.
Particolare attenzione è dedicata ai margini d’azione del Cantone nell’ambito della legislazione di polizia, con riferimento a misure come allontanamenti, divieti di accesso, controlli mirati e strumenti di prevenzione. Speziali interroga anche il Governo sulla possibilità di introdurre una forma di «sorveglianza amministrativa rafforzata» per le persone considerate pericolose.
Un altro punto riguarda la gestione dei cittadini stranieri senza titolo di soggiorno coinvolti in reati, chiedendo quali strumenti vengano effettivamente utilizzati per accelerare le procedure di allontanamento e quali siano i principali ostacoli, tra diritto federale, collaborazione internazionale o limiti amministrativi.
«La sicurezza pubblica non può dipendere dalla speranza che il prossimo episodio non capiti»
L’interpellanza affronta anche il tema della collaborazione tra le diverse autorità – polizia cantonale e comunale, Ministero pubblico, autorità migratorie e servizi sociali – interrogandosi sulla rapidità e sull’efficacia del coordinamento. «Siamo ancora nel classico labirinto svizzero in cui tutti hanno un pezzo dell’informazione, ma nessuno ha davvero il quadro operativo completo?» chiede il deputato.
Infine, Speziali sollecita misure immediate per rassicurare la popolazione delle aree colpite da episodi ripetuti di violenza e degrado, sottolineando che la risposta istituzionale non può limitarsi a interventi temporanei dopo i fatti. «La sicurezza pubblica non può dipendere dalla speranza che il prossimo episodio non capiti», conclude, invitando il Cantone a utilizzare pienamente gli strumenti disponibili o, se insufficienti, a promuovere interventi a livello federale.
Le domande
1. Quanti sono attualmente in Ticino i casi di persone note alle autorità per episodi ripetuti di violenza, minacce, vie di fatto, disordini, furti, violazioni di domicilio o altri comportamenti che generano insicurezza pubblica? È possibile distinguere tra persone residenti, persone senza permesso valido, richiedenti l’asilo, persone oggetto di decisioni di allontanamento o espulsione e altri statuti?
2. Esiste oggi in Ticino una procedura strutturata per segnalare, monitorare e trattare in modo coordinato i soggetti recidivi che, pur non essendo necessariamente già condannati per reati gravissimi, manifestano una pericolosità concreta e ripetuta per l’ordine pubblico e l’incolumità delle persone?
3. Il Consiglio di Stato ritiene che gli strumenti oggi disponibili siano sufficienti per impedire la reiterazione di episodi violenti da parte di persone già note alle autorità? In caso affermativo, come spiega il ripetersi di situazioni nelle quali la popolazione percepisce che “tutti sapevano”, ma nessuno ha potuto intervenire in modo efficace? In caso negativo, quali correttivi intende proporre?
4. Quali margini concreti dispone il Cantone, nell’ambito della legislazione cantonale di polizia, per rafforzare misure quali allontanamenti, divieti di accesso a determinate aree, divieti di stazionamento, convocazioni, controlli mirati, misure preventive e gestione delle minacce nei confronti di persone recidive o pericolose?
5. Alla luce della nuova Legge sulla polizia, il Consiglio di Stato ritiene possibile utilizzare in modo più incisivo gli strumenti di prevenzione e gestione delle minacce?
6. Il Cantone può introdurre, o rafforzare, una sorta di sistema cantonale di “sorveglianza amministrativa rafforzata” per persone ripetutamente coinvolte in episodi di violenza, minacce o disordini, prevedendo controlli più frequenti, obblighi di presentarsi, limitazioni territoriali o altre misure compatibili con il diritto superiore?
7. Nei casi di persone straniere senza titolo valido di soggiorno, condannate o ripetutamente coinvolte in episodi penalmente rilevanti, quali strumenti vengono oggi effettivamente utilizzati dal Cantone per sollecitare, accelerare o eseguire l’allontanamento? Dove si situano i principali ostacoli: diritto federale, prassi federale, collaborazione con Paesi d’origine, mancanza di posti, decisioni giudiziarie, limiti amministrativi o altro?
8. Il Consiglio di Stato ritiene che vi siano margini per un’applicazione più sistematica della carcerazione amministrativa in vista dell’allontanamento o di altre misure previste dalla legislazione sugli stranieri?
9. Esiste un protocollo specifico tra Cantone, Comuni interessati, Confederazione e gestori delle strutture d’accoglienza per affrontare rapidamente i casi problematici, prima che degenerino in nuove aggressioni?
10. Il Consiglio di Stato ritiene che la collaborazione tra Polizia cantonale, polizie comunali, Ministero pubblico, autorità migratorie, servizi sociali, assistenza riabilitativa e strutture d’accoglienza sia oggi sufficientemente rapida e vincolante? O siamo ancora nel classico labirinto svizzero in cui tutti hanno un pezzo dell’informazione, ma nessuno ha davvero il quadro operativo completo?
11. Il Cantone dispone di una lista operativa, aggiornata e condivisa tra le autorità competenti, delle persone considerate problematiche o pericolose per la sicurezza pubblica?
12. Altri Cantoni stanno valutando o introducendo correttivi legislativi o organizzativi utili a gestire meglio soggetti recidivi, violenti o pericolosi? Il Consiglio di Stato intende effettuare un confronto sistematico con le soluzioni adottate o discusse in altri Cantoni, in particolare in materia di gestione delle minacce, divieti territoriali, misure preventive e coordinamento tra autorità?



