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«È dove voglio andare, se poi non funziona fa niente»

Thew ha pubblicato "Vita", il suo primo EP
THEW
«È dove voglio andare, se poi non funziona fa niente»
Thew ha pubblicato "Vita", il suo primo EP

LUMINO - Un giovane uomo che s'impegna per trovare il suo posto nell'esistenza e riflette sull'amore, sui rapporti umani e su se stesso. È questo, in estrema sintesi, il racconto di "Vita", l'EP di debutto di Thew. Il giovane rapper di Lumino, all'anagrafe Matteo Terraneo, si presenta con sei tracce, alcune delle quali già uscite come singoli, e punta a conquistare, con talento e impegno, palcoscenici sempre più prestigiosi.

Il cuore pulsante di questo lavoro, mi sembra di poter dire, lo troviamo a metà, con i brani "Vita" e "Semi".
«Sono sicuramente le due tracce con il suono più identificativo, quelle magari più "diverse" rispetto a quello che gira attualmente nel mondo urban. Io lo chiamo "cloud rap": è un suono fluttuante, che ti porta in una dimensione un po', come dire, "volante". A esse si lega "Mi senti?"...».

Che hai messo, non credo a caso, in conclusione dell'EP.
«Anche l'immaginario che si trova in questa canzone è molto importante, più ancora delle sue sonorità. È proprio ciò che voglio essere, è un'idea emotiva che voglio rendere viva».

È una canzone con una nota malinconica abbastanza accentuata.
«Sì, specialmente se ascoltata e basta. Abbinandola al videoclip c'è un'altra chiave di lettura: è il dialogo con me stesso bambino. Più che malinconia, è uno sprone, un "dammi la forza, proviamo adesso a muoverci insieme". È l'essere cosciente che le cose possono andare bene, ma anche no».

Ti confronti quindi con quelli che erano i sogni e i desideri di bambino...
«Esatto, ci sono poi le dinamiche del mondo musicale, il mercato... C'è quello che oggi funziona e quello che invece "cavolo, forse dovrei fare così". In realtà sento che questo è il modo in cui voglio espormi: è dove voglio andare, se poi non funziona fa niente».

In questa fase iniziale della tua carriera, trovi più importante assecondare le richieste del mercato oppure dire quello che senti di esprimere, costi quel che costi?
«Mi situo nel mezzo. Ho le idee chiare su quello che voglio manifestare e in questo progetto c'è una base. Ma non è tutto ciò che voglio dire, altrimenti sarei già bollito. Anzi, penso che sia veramente un inizio e ho tanta voglia di fare. Poi è chiaro che bisogna tenere conto del mercato. Più che a livello musicale, però, bisogna pensare a una strategia».

E qui ti vengono in aiuto i tuoi studi di Economia.
«Oggi, essere bravi imprenditori di se stessi ha quasi un valore superiore alle qualità artistiche. In questo senso: una volta che sei sicuro della bontà della tua musica, devi impegnarti in tutto ciò che la circonda. Perché, a meno che non si allineino i pianeti con un colpo di fortuna, se non hai costruito qualcosa di solido sarà difficile, dopo un po' di tempo, essere riconosciuto per quello che sei. Il punto di partenza è far passare il messaggio di cos'è davvero Thew, e non costruire un personaggio che magari tra due anni non sentirò più mio».

Una fan ti ha scritto sui social: «Grazie di fare musica che ancora sa emozionare».
«Questo è forse il motivo per cui, in questo momento, penso che sia stato giusto muoversi così. Ovviamente "Vita" non è mainstream, non è un qualcosa che fa rumore, però è qualcosa che col tempo sicuramente troverà il suo spazio».

Quanto conta, per te, essere affiancato da un team di fiducia?
«È importantissimo. L'ho costruito piano piano negli anni: c'è Sneccio in produzione, Cesare Bordoli come videomaker, i miei amici d'infanzia per fare i video».

Come gestisci la parte social che oggi, per un artista, è imprescindibile?
«Gestisco il mio profilo come se fosse il mio curriculum vitae. Come dicevi, ho un Bachelor in Economia e ho fatto la mia tesi su di un progetto di branding legato alla mia avventura musicale. C'è moltissima attenzione ai dettagli: ti assicuro che nulla è lasciato al caso».

Come ti poni rispetto a quella polemica forse un po' "anziana" sull'autotune? Tu lo usi in modo molto parsimonioso.
«Ho sempre visto l'autotune come uno strumento. Capisco chi lo critica, ma condivido il suo utilizzo quando mi porta in quel genere musicale che voglio raggiungere. Vocalmente non sono fortissimo, lo so, però rispetto a tanti altri ho una buona impostazione e certe note riesco a prenderle. Allora diventa una sfumatura, una caratteristica di un brano, e ci sta».

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