«Da ragazza ho messo le mani al collo a mia madre»

Quando cervello ed emozioni viaggiano a mille all'ora. Il faticoso percorso di Nadinka Balmelli che oggi ha una missione particolare.
Quando cervello ed emozioni viaggiano a mille all'ora. Il faticoso percorso di Nadinka Balmelli che oggi ha una missione particolare.
MENDRISIO - Una vita di sofferenze. È quella raccontata recentemente su tio.ch da Danilo Treccani, che ai microfoni di TioTalk ha aperto il suo cuore, spiegando cosa significhi avere l'ADHD e soprattutto ricevere una diagnosi a 60 anni. La storia di Danilo ha toccato profondamente Nadinka Balmelli, 50enne di Mendrisio, che da qualche anno offre un servizio dedicato alle famiglie proprio sul tema delle neurodivergenze. «Perché sono neurodivergente anche io – spiega –. E sono convinta che attraverso la sensibilizzazione dei genitori si possano aiutare tanti giovani».
Anche lei ha avuto una diagnosi tardiva...
«È arrivata tre anni fa. Ma sapevo già di essere così. Ho fatto a lungo l'aiuto medico. Un tempo lavoravo per un pediatra visionario. Me lo disse che ero "particolare". Anche i miei figli d'altra parte sono così».
Ecco. Ma lei esattamente come è?
«Sono una specie di motore emotivo. Qualunque cosa mi accada nella vita a me tocca in modo più intenso. Ad esempio, se vedo un riccio morto per strada, il mio cervello mi riproporrà quell'immagine all'infinito. Penso in continuazione. E devo sempre muovermi. C'è un'inquietudine che mi accompagna costantemente».
Complicato vivere così. O no?
«Lo è stato a lungo. Mi sono sentito spesso non capita, diversa. Anche a scuola. Avevo dislessia, discalculia, disgrafia. Alle elementari, grazie a un maestro eccezionale, me la sono cavata. Magari facevo 50 errori in un testo, lui me ne marcava solo uno e poi mi invitava con dolcezza a rileggerlo. Alle medie le cose andarono in maniera decisamente più traumatica».
Come era quella ragazza?
«A 14 anni avevo una rabbia folle. Un giorno ho messo le mani al collo a mia madre. E sono poi finita alla Casa della Giovane. Mia mamma aveva problemi d'alcol. Non accettavo che mi facesse la predica su come bisognasse comportarsi. Non capivo la sua incoerenza».
Col tempo è riuscita a comprendere sua madre?
«Sì. Nel 2022 è morta. E io ero accanto a lei. L'ho perdonata. Ho capito che l'alcol era un modo per annegare la sua irrequietezza. Era un po' come me. Neurodivergente».
Ma non poteva saperlo.
«Infatti. Le ho chiesto perdono anche io. Ma lei mi disse che non c'era niente di cui mi dovevo fare perdonare, che ha sempre saputo che ero una persona speciale...»
Quando ha iniziato a capirsi?
«Diventando mamma. Di fronte ai miei quattro figli mi sono trasformata piano piano in quell'adulto che io avrei voluto accanto».
Lei, dopo un master in counseling, ha aperto un'azienda di consulenze relazionali, comportamentali ed emotive. Intanto si parla sempre più di ADHD...
«Vado a casa dei genitori. Cerco di fornire loro gli strumenti per potere gestire i loro figli nei momenti di rabbia e frustrazione. In un certo senso penso che l'ADHD rappresenti un po' l’evoluzione del cervello dell’essere umano. Solo che questa è una società ipersollecitata. E ai nostri cervelli non piace. È come se risuonassero due vibrazioni diverse».
E come riesce a stare a galla in un mondo del genere una persona neurodivergente?
«Facendo delle scelte consapevoli. Rispettandosi. So che il mio cervello è carente in dopamina. E allora accetto di dovere seguire un ritmo diverso rispetto ad altri. Qualche settimana fa mi è morto il cane. Ho avuto la necessità di piangere e mi sono presa il tempo per farlo. Finché a un certo punto ho sentito il bisogno di farmi una doccia e di uscire a fare un giro in auto. Lì sapevo che stavo recuperando le energie».
Non tutti però hanno la fortuna di potersi prendere il tempo.
«Mah. Io ho avuto tanti problemi seri. Nel 2008 mi sono separata "male" e mi sono rimboccata le maniche per paura di affogare tra i debiti. Poi è arrivato un cancro alle ovaie. Ho affrontato tutto. Prendendomi però anche i miei spazi. Al primo posto andavano la mia persona e le mie forze. Con l'esperienza ho anche imparato a dire che sono in difficoltà. Se non parli, la gente non può immaginarsi che stai male. Se invece lo comunichi, ti viene incontro».
Sabato 13 Giugno lei si racconterà a Serpiano (*). Cosa si sente di dire a chi è neurodivergente?
«Di ascoltarsi. Non bisogna per forza essere tutti uguali. Non esiste il giusto o lo sbagliato. Nel limite del possibile costruitevi una vita su misura, che non vi soffochi. Se mandare una banale mail in un momento emotivamente carico vi crea stress, rimandate. Imparate ad avere cura di voi».
(*) L'evento
Una giornata dedicata alle neurodivergenze. Andrà in scena sabato 13 giugno presso l'hotel Serpiano nell'omonima località tra le 10 e le 17. In quell'occasione Nadinka Balmelli racconterà anche la sua storia personale. Vi saranno anche diversi altri relatori tra cui il medico Roberto Ostinelli, lo psichiatra Vincenzo Maria Romeo, la tutor in bisogni educativi Marianna De Pascale. Per informazioni è possibile scrivere a: nadinkaconsulenze@protonmail.com




