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23.06.2021 - 07:000

Bombardati dallo stress: e così l’ansiolitico diventa “normale”

Il disagio è emerso di prepotenza col Covid. Ma la bomba era già pronta a scoppiare da tempo.

Sotto accusa una società eccessivamente competitiva e la rincorsa della prestazione. Gli specialisti: «Ritroviamo un ritmo più lento».

BELLINZONA - L’ansiolitico che diventa la normalità. Le benzodiazepine come soluzione sistematica per reggere lo stress. Qualche mese fa il centro zurighese per le dipendenze Arud aveva lanciato l’allarme, evidenziando come in Svizzera almeno 200.000 persone siano dipendenti da tranquillizzanti o da sonniferi. «La situazione legata al Covid – sottolinea lo psichiatra Orlando Del Don – ci mette di fronte a grosse ansie, a incognite che non possiamo controllare. Ma il problema dell’eccessivo consumo di psicofarmaci non può essere ricondotto solo alla pandemia».

«Società competitiva» – Viene definita come una sorta di “assuefazione silenziosa”. Un altro studio, in questo caso condotto dall’Università di Losanna, indica che circa un ticinese su cinque assume benzodiazepine. E il trend, con l’incertezza da Covid, pare essere in aumento. «Personalmente – riprende Del Don – temevo un incremento ancora più marcato. La realtà è che il consumo di ansiolitici c'è sempre stato nell’ultimo decennio. Ed è abbastanza comune in una società competitiva come quella occidentale».

«Pressione per le prospettive future» – Del Don punta il dito contro un sistema troppo esigente, che mette i più fragili con le spalle al muro. «È chiaro poi che se subentra una pandemia certi disagi possono amplificarsi. La pressione attuale riguarda più che altro le prospettive future. Si ha paura che succedano cose brutte, in generale. Anche il fatto di essere stati isolati così a lungo non ha giovato, siamo animali sociali. Però il problema sta alla radice. Oggi ci viene richiesta una performance, dobbiamo sempre essere bravi in tutto. Ed è logico che alcuni non riescano a stare al passo con queste esigenze che arrivano dall’alto».

«Tornate dal medico» – «Nel corso dei mesi più difficili della pandemia – afferma Mario Tanzi, presidente dell’Ordine dei farmacisti ticinesi – abbiamo notato un certo aumento di persone che arrivavano a chiederci antidepressivi. L’importante è che certi farmaci siano sempre prescritti tramite ricetta medica, con l’indicazione esatta della posologia. E che il paziente poi periodicamente torni dal medico per riesaminare la propria situazione. Constatiamo che molte persone preferiscono puntare su calmanti a base di erbe naturali. E questo è senz’altro positivo».

«Si eviti la dipendenza» – Secondo Del Don l’ansiolitico andrebbe visto più come una stampella per i momenti di maggiore crisi. «Anche perché dopo un po’ queste sostanze creano dipendenza. E quindi per fare in modo che funzionino bisogna alzare i dosaggi. E se aumenti i dosaggi, possono insorgere conseguenze serie. Ecco perché è importantissimo che le persone più a rischio abbiano un supporto verbale». 

L’importanza di parlare – A partire dall’estate del 2022 le prestazioni di psicoterapia saranno fatturate direttamente all’assicurazione malattia obbligatoria. E si tratta di un passo fondamentale. «La presa a carico psicoterapica – sostiene la psicoterapeuta Giulia Raiteri – diminuisce sul lungo termine i costi sanitari. Ad esempio riduce i ricoveri in clinica. Per anni si è pensato che certe problematiche potessero essere curate solo attraverso medicamenti. Invece ora si è capito che le dinamiche vanno elaborate. Tra l’altro più sostieni una persona anche moralmente e più eventualmente i medicamenti possono essere adeguati».  

«Così è emerso il disagio» – La pandemia ha portato negli studi degli psicoterapeuti della Svizzera italiana circa il 50% dei pazienti in più. «Il fatto di essere stati tanto fermi – dice Raiteri – ha costretto molta gente a guardarsi dentro. E in un contesto simile sono emersi sintomi di forte disagio. In realtà la situazione era già pronta per esplodere, al di là del Covid. Viviamo immersi nello stress. Viaggiamo a mille all’ora e non va bene. Ora è davvero il momento di ritrovare una qualità di vita più lenta, più legata ai propri ritmi e a quelli della natura».

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