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02.06.2021 - 06:000
Aggiornamento : 11:17

Zanini immobile, Valenzano tenta di raccogliere i cocci

Attorno alle macerie dell'ex macello si è consumato il rifiuto della municipale socialista e il subentro della liberale

Intanto si ha notizia che anche gli autogestiti volevano effettuare una contro-perizia, a loro spese, per accertare la presenza di eventuali sostanze pericolose liberate dalle ruspe. Ma l'autorizzazione non è giunta

LUGANO - Macerie. Un uomo con la tuta bianca che raccoglie campioni di materiale dal cumulo di ciò che resta di un’ala dell’ex Macello. Da domenica, prima che la Magistratura l'altro ieri in serata ponesse sotto sequestro l’intera area, misura strettamente legata alla denuncia penale sporta dai Verdi, anche i servizi della Città sono tornati sulla scena della demolizione. Non quelli del Dicastero Immobili, diretto dalla municipale Cristina Zanini Barzaghi, ma - tra gli altri - quelli del Dicastero Sicurezza e servizi urbani (Dsu) guidato da Karin Valenzano Rossi. L'individuo in bianco era alla ricerca di sostanze come l’amianto? «Non so dirle di preciso su quell’uomo. Il mio Dicastero, unitamente ad altri servizi, si è attivato subito e con degli esperti per assicurare le operazioni di smaltimento in sicurezza» dice la responsabile del Dsu. 

Botta e risposta con Zanini - Nessun mistero o volontà di esautorare la collega, continua la neo municipale, «semplicemente l’onorevole Zanini, domenica mattina, dopo la demolizione si è rifiutata di fare intervenire i servizi del Dicastero immobili che dirige. Un rifiuto che Zanini ha opposto malgrado la decisione presa a maggioranza dal Municipio». Interpellata per una replica Cristina Zanini Barzaghi non entra in polemica: «Riferirò nell'ambito della proceduta aperta dal Ministero Pubblico».

Amianto e vecchie ruggini - Valenzano, da parte sua, parla di amarezza rispetto alle accuse per la mancata licenza edilizia preventiva: «Si parla sempre della demolizione, ma non ho sentito nessuno ricordare che gli autogestiti occupavano, e taluni addirittura vivevano, in uno stabile che aveva noti problemi di staticità (in particolare il tetto). Se ci fossero stati dei feriti per i verosimili scontri in caso della preannunciata rioccupazione "con sassi e catene", saremmo qui a parlare dell'irresponsabilità del Municipio e di ben altri reati contro l’integrità delle persone». E prosegue: «Se di licenze e amianto vogliamo parlare ricordiamo allora che gli autogestiti avevano nel tempo eseguito loro stessi dei lavori nell’immobile, certamente senza licenza edilizia e senza nessuna perizia per accertare la presenza di sostanze nocive. Ma naturalmente il rispetto delle leggi vale sempre e solo per le istituzioni».

La "contro-perizia" richiesta dai molinari - Da nostre informazioni, a demolizione fatta, nel tardo pomeriggio dell'altro ieri un rappresentante degli autogestiti si è attivato per poter effettuare una perizia sulle macerie. Chiamiamola una contro-perizia. Ma dai pochi canali rimasti aperti con il Municipio è giunto il consiglio di lasciar perdere e lo specialista di bonifiche, incaricato e pagato dagli stessi giovani, ormai sul posto, ha deciso di non procedere senza autorizzazione ufficiale. «Non ne so nulla - dice Valenzano Rossi -, ma direi che non hanno più alcun titolo legato a quell’immobile, poiché la decisione che ne determina l’obbligo di uscita è debitamente cresciuta in giudicato e ora lo sgombero eseguito. C’è un procedimento penale in corso, lasciamo che la magistratura faccia il suo lavoro in serenità, senza ingerenze di terzi». 

La gestione della Polizia cantonale - La ditta che avrebbe materialmente effettuato la demolizione sarebbe stata Implenia: «In merito non ho alcuna evidenza ufficiale. Anche perché il protocollo di attivazione ed esecuzione della demolizione è stato interamente gestito dalla Polizia cantonale» conclude la municipale.

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