«Niente sigilli ai dispositivi elettronici nei casi di terrorismo»

Una mozione di Lorenzo Quadri chiede al Consiglio federale una modifica del codice di procedura penale: «La tutela della sfera privata non può prevalere sull'interesse pubblico»
BERNA - Niente sigilli ai dispositivi elettronici nei casi in cui si indaga per terrorismo. A chiederlo è una mozione presentata al Consiglio federale da Lorenzo Quadri.
Il consigliere nazionale ticinese cita in particolare i recenti fatti di Winterthur, alla fine dello scorso mese di maggio, dove «gli inquirenti non hanno ancora avuto accesso ai dispositivi elettronici dell’attentatore turco-svizzero», in quanto la difesa dell'uomo ha chiesto di apporre i sigilli. «Tale richiesta può ritardare per mesi, talvolta oltre un anno, l'accesso degli inquirenti al contenuto di telefoni cellulari, computer e altri supporti elettronici sequestrati a persone sospettate di reati» e «durante questo periodo non è possibile verificare tempestivamente eventuali contatti, reti di sostegno, complici o processi di radicalizzazione, con evidenti ripercussioni sulla sicurezza pubblica».
Al Consiglio federale viene quindi chiesto di sottoporre all'attenzione delle Camere federali una modifica del Codice di procedura penale in modo che l'apposizione dei sigilli non sia ammessa. «In alternativa, il Consiglio federale dovrà prevedere una procedura che consenta alle autorità inquirenti di accedere immediatamente ai dati necessari per prevenire ulteriori pericoli per la sicurezza pubblica».
«La tutela della sfera privata non può prevalere sull'interesse pubblico alla prevenzione di attentati e alla protezione della popolazione quando si procede per reati di terrorismo», conclude Quadri.



