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SVIZZERA

Salari minimi, referendum in agguato

Se il Parlamento dovesse dare luce vedere all'aggiramento, l'USS è pronta a lanciare la consultazione popolare
20min/Taddeo Cerletti
Salari minimi, referendum in agguato
Se il Parlamento dovesse dare luce vedere all'aggiramento, l'USS è pronta a lanciare la consultazione popolare

SVIZZERA - L'Unione sindacale svizzera (USS) minaccia di lanciare un referendum se il Parlamento autorizzerà l'aggiramento dei salari minimi cantonali e comunali tramite i contratti collettivi di lavoro (CCL). L'organizzazione dei lavoratori denuncia un attacco alle retribuzioni più basse e chiede anche un aumento generale delle paghe.

Riunita oggi a Berna in assemblea dei delegati, l'USS ha deciso all'unanimità di tenersi pronta a lanciare un referendum contro qualsiasi riforma che non rispetti gli stipendi minimi ed ha votato una risoluzione in questo senso. Per l'organizzazione, «i salari minimi sono il frutto di decisioni democratiche» e che devono essere protetti, si legge in una nota diffusa dal sindacato.

Secondo l’USS, una simile evoluzione equivarrebbe a indebolire i lavoratori a basso reddito in diversi settori. L'organizzazione cita in particolare «l'alberghiero-ristorazione, i saloni di parrucchiere, i panifici o le macellerie», dove molti dipendenti faticano già a coprire i propri bisogni primari.

Erosione del potere d'acquisto
Nella sua risoluzione, il sindacato mette in guardia anche dall'erosione del potere d'acquisto. Per molti lavoratori e lavoratrici non si registrano più progressi nei salari reali dal 2016, nonostante l'economia sia andata bene in questo periodo.

Con un'inflazione prevista tra l'1 e l'1,5%, l’USS ritiene che «i recenti aumenti salariali siano già stati assorbiti dal rincaro». Chiede quindi una «vera e propria offensiva salariale» in vista delle prossime trattative.

I delegati hanno inoltre ribadito diverse rivendicazioni sociali, tra cui otto settimane di vacanza per gli apprendisti e un'attuazione rafforzata dell'iniziativa sulle cure infermieristiche. Chiedono in particolare «effettivi adeguati ai bisogni» e un maggiore finanziamento pubblico del sistema sanitario.

Combattere molestie sul lavoro
Parallelamente alle rivendicazioni salariali, l'USS chiede anche una rapida ratifica delle convenzioni n. 190 e 191 dell'Organizzazione internazionale del lavoro (ILO). Queste mirano a rafforzare la protezione contro la violenza e le molestie sul lavoro, nonché a garantire un ambiente professionale sicuro e salubre. L'USS accoglie con favore un progetto del Consiglio federale che, a suo avviso, non richiede modifiche legislative e beneficia già di un ampio sostegno.

Il sindacato sottolinea che «una donna attiva su due subisce molestie sessuali nel corso della propria vita professionale», con le giovani donne, gli apprendisti e le persone con un impiego precario che risultano particolarmente colpiti. Per l'USS, queste convenzioni invierebbero un «segnale chiaro»: la violenza e le molestie sul lavoro devono essere riconosciute e combattute in modo sistematico.

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