«La Svizzera sta perdendo attrattiva per le aziende»

Sette CEO su dieci vedono un peggioramento rispetto alla concorrenza internazionale. Pesano regolamentazione, fiscalità e infrastrutture.
ZURIGO - Sette dirigenti d'azienda su dieci ritengono che la piazza economica svizzera stia perdendo i suoi vantaggi rispetto alla concorrenza internazionale.
È quanto emerge da uno studio pubblicato oggi dalla società di consulenza McKinsey e dalla Camera di commercio svizzero-americana. Secondo il rapporto, la Confederazione resta il primo polo europeo per ricerca e sviluppo, ma rispetto al passato attira meno sedi mondiali di società e meno dirigenti internazionali. Il 70% dei CEO interpellati considera in calo l'attrattiva internazionale della Svizzera.
Tra le criticità indicate figurano l'allungamento delle procedure di approvazione per gli investimenti in progetti e dei permessi di lavoro per i talenti stranieri, segnalato dal 70% degli intervistati, l'introduzione dell'imposta minima OCSE (65%) e i colli di bottiglia nelle infrastrutture (60%). I manager citano inoltre le tensioni geopolitiche, le nuove barriere commerciali, l'incertezza nei rapporti con l'Unione europea e la forza del franco.
Lo studio individua cinque ambiti prioritari per preservare nel lungo periodo l'attrattiva della Confederazione: accesso ai talenti internazionali, procedure regolatorie, prevedibilità fiscale, infrastrutture e posizionamento strategico nei confronti di Ue, Stati Uniti e Asia. Secondo gli autori, una piazza economica forte richiede «condizioni quadro efficienti, proporzionate e prevedibili, che consentano innovazione, investimenti e crescita».
Il rapporto sottolinea infine il peso delle multinazionali: pur rappresentando soltanto il 6% delle imprese presenti in Svizzera, generano il 42% del prodotto interno lordo elvetico e sono all'origine dei tre quarti della crescita economica nominale dal 2014.



