Scontro mortale sull'A9, professore condannato

L'uomo aveva investito e ucciso una conducente, tamponando la sua vettura a oltre 210 km orari, nel 2020
VAUD - Il Tribunale correzionale dell’Est vodese ha condannato Daniel*, professore di diritto in un’università svizzera, a tre anni di pena privativa della libertà: di cui sei mesi da scontare e 30 mesi con la condizionale per quattro anni. Il sessantenne, che aveva tamponato un’auto sull’A9, uccidendone la conducente sul colpo, è stato riconosciuto colpevole di omicidio colposo per negligenza, di grave violazione qualificata delle regole della circolazione e di infrazione alla legge sulle armi. È invece stato assolto dall’accusa di guida in stato di ebbrezza. I giudici gli impongono tuttavia di proseguire il suo percorso terapeutico e il trattamento finalizzato all’astinenza.
I fatti, lo ricordiamo, risalgono al 28 novembre 2020, sull’A9 tra Vevey e Chexbres. Daniel aveva tamponato da dietro l’auto di una vodese di 44 anni mentre viaggiava a oltre 210 km/h. La conducente era stata sbalzata fuori dal veicolo ed era deceduta sul posto. Sotto l’effetto dell’alcol (tra 0,43 e 1,23 g/kg al momento dei fatti), l’imputato sostiene di aver subito un'intossicazione «accidentale», a seguito di un consumo massiccio di Echinaforce che lo avrebbe «disconnesso dalla realtà».
«Ha accettato il rischio di uccidere»
Il procuratore Stephan Johner non ha visto in questa tesi che un «tentativo di fuga, elaborato nel corso dell’inchiesta». Lui che aveva richiesto cinque anni di prigione effettiva per omicidio, ritenendo che la condotta dell’imputato non potesse essere considerata un semplice incidente. «La perizia dimostra che l’acceleratore è rimasto premuto fino a 2,7 secondi prima dell’impatto». Ricorda che il sessantenne aveva inizialmente attribuito la colpa alla vittima, «prima di rifugiarsi dietro il suo diritto al silenzio, poi questa nuova scusa del medicinale». «È l’unica e sola causa della morte» di questa donna, ha ribadito il magistrato. «Agendo così, Daniel ha accettato il rischio di uccidere».
La difesa invoca l’incidente
L’udienza ha assunto anche i toni di un regolamento di conti sulla durata della procedura (6 anni in totale). Il procuratore la attribuisce a una strategia volta a «controllare tutto», a colpi di ricorsi destinati a preservare la reputazione e l’anonimato del professore. L’avvocata Miriam Mazou ricorda che era stata negoziata una procedura semplificata con il precedente procuratore, prima che Stephan Johner vi rinunciasse. «In effetti, questa inchiesta non avrebbe mai dovuto durare sei anni», ammette. «Tuttavia, non è colpa nostra».
«Un’esigenza di giustizia»
Per la difesa, un esito, per quanto «infinitamente tragico», non può da solo trasformare un incidente in omicidio. Daniel era allora ricoverato per una depressione e una dipendenza dall’alcol, ricorda l'avvocato Mazou. «I suoi farmaci hanno scatenato uno stato psicotico imprevedibile.» La penalista ha quindi invocato la scemata imputabilità; in subordine, una pena mite interamente sospesa con la condizionale. E ha sottolineato in particolare l’assenza di precedenti per eccesso di velocità e un rischio di recidiva «nullo», secondo la perizia psichiatrica. «Riconoscere l'incapacità e la scemata imputabilità totale di Daniel, a causa del suo episodio psicotico, è un’esigenza di giustizia».
La sentenza sarà comunicata al rettorato dell’università in questione, una volta definitiva ed esecutiva. Daniel dovrà farsi carico dell’intero ammontare delle spese processuali. Il Ministero pubblico, così come la difesa, si riservano il diritto di ricorrere in appello.
*Nome di fantasia




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