Cerca e trova immobili
Svizzera

Processo Junge Tat, i difensori chiedono assoluzioni

Contestata la maggior parte delle accuse legate alle azioni compiute nel 2022 durante due eventi a Zurigo.
Processo Junge Tat, i difensori chiedono assoluzioni
AFP
Membri della comunità LGBT organizzano una protesta davanti al Tribunale distrettuale di Zurigo prima del processo ai membri del gruppo svizzero di estrema destra Junge Tat, a Zurigo, il 4 settembre 2026.
Fonte Sda
Processo Junge Tat, i difensori chiedono assoluzioni
Contestata la maggior parte delle accuse legate alle azioni compiute nel 2022 durante due eventi a Zurigo.

ZURIGO - Assoluzione per la maggior parte dei capi d'accusa: è quanto hanno chiesto i difensori dei due principali imputati nel processo contro esponenti della Junge Tat a Zurigo, contestando soprattutto i presunti reati legati alla norma penale antidiscriminazione.

L'avvocato di Tobias Lingg, indicato come leader del gruppo, ha respinto gran parte delle accuse formulate dalla procura, chiedendo una condanna soltanto per reati minori, con una pena pecuniaria sospesa. Il difensore del secondo principale imputato, Manuel Corchia, ha invece chiesto l'assoluzione completa.

Al centro del processo ci sono due azioni risalenti al 2022. Nel giugno di quell'anno, durante la messa cattolica al Pride, un gruppo di persone aveva cercato di disturbare la celebrazione, con lo scopo di collocare nell'edificio una grande croce di legno con la scritta «NOPRIDEMONTH». La procura ha qualificato il gesto, tra l'altro, come violazione della libertà di credo e di culto e come discriminazione e incitamento all'odio. Una ricostruzione contestata dai difensori, secondo i quali l'azione non sarebbe punibile.

Il secondo episodio riguarda una lettura «Queer Story Time» per bambini alla Tanzhaus di Zurigo nell'ottobre 2022. Anche in questo caso la difesa ha contestato la punibilità dell'azione e degli slogan utilizzati, sostenendo, tra l'altro, che l'identità di genere non rientrerebbe nell'orientamento sessuale tutelato dalla norma antidiscriminazione. Lo striscione con la frase «Famiglia invece di ideologia gender», secondo i legali, non costituirebbe quindi un reato.

In aula, intanto, i due principali imputati e gli altri quattro coimputati hanno scelto di non rispondere alle domande durante l'interrogatorio di venerdì mattina. Fuori dall'aula hanno invece commentato l'andamento del procedimento. Già prima dell'inizio del processo avevano definito le accuse «giustizia ideologica».

Entra nel canale WhatsApp di Ticinonline.
Iscriviti alla newsletter giornaliera di Tio per ricevere le notizie più importanti direttamente nella tua casella di posta.
Naviga su tio.ch senza pubblicità Prova TioABO per 7 giorni.
COMMENTI
NOTIZIE PIÙ LETTE