«Uscita d'emergenza chiusa con la catena»: la verità di Sofia sull’inferno del Constellation

La testimonianza della 16enne italiana, gravemente ustionata nell'incendio di Capodanno, getta luce sulle condizioni di sicurezza del locale.
MILANO - Le ustioni profondissime sulle spalle, sulle mani, sulle braccia, la voce flebile. Sofia era al Constellation la maledetta notte di Capodanno e, nel tentativo di uscire "a quattro zampe", è svenuta sotto le fiamme e il fumo del Constellation. Sofia, studentessa del liceo Virgilio di Milano, ha parlato ieri in conferenza stampa - è la prima vittima italiana a farlo - di quanto non doveva accadere.
«Io quell’uscita di emergenza la ricordo bene, è sempre stata chiusa, c'era una catena tipo quelle per legare le biciclette che era legata al maniglione antipanico della porta e davanti c'era uno sgabello». Sono le parole pesantissime della liceale, che ha passato 60 giorni in ospedale e ha subito 10 interventi. La giovane chiarisce: «Non cerco vendetta ma giustizia: questo evento ha rovinato la vita a persone che non se lo meritavano».
Quella sera, ricorda ancora Sofia, che deve continuare un lungo percorso di riabilitazione, «ero nella saletta in fondo con i miei compagni di classe, mi sono girata, ho visto le fiamme che arrivavano e, nel giro di pochi secondi, ce le avevo sopra la schiena».
«Sapevano benissimo cosa poteva accadere»
Quanto ai titolari del locale, dice: «Sapevano benissimo cosa poteva accadere ma nessuno ha fatto nulla, e mi chiedo perché. Penso poco a quello che provo per loro, al di là della giustizia, non si meritano la mia attenzione, preferisco pensare a come andare avanti».
Oggi per lei tutto è cambiato nella quotidianità, «le cose anche più piccole ora non posso farle da sola, come la doccia che devo fare seduta», ma Sofia non si scoraggia, vuole raccontare la verità di quanto accaduto e soprattutto tornare a vivere. Fa l'animatrice in oratorio e guarda al futuro negli studi, nonostante gli anni di cure che la attendono: «Ho due idee: medicina o giurisprudenza». In attesa di giustizia.



