Un imprenditore svizzero «socio finanziatore» dei clan in Lombardia

Lo ha dichiarato durante un interrogatorio un componente del sodalizio criminale al centro del processo Hydra a Milano.
Lo ha dichiarato durante un interrogatorio un componente del sodalizio criminale al centro del processo Hydra a Milano.
MILANO - Nuovi elementi emergono nel processo Hydra, il maxi procedimento in corso a Milano sul presunto sistema di alleanze tra ‘ndrangheta, camorra e Cosa nostra radicato in Lombardia. Nei verbali depositati dai pubblici ministeri compaiono le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia che indicano i rapporti tra esponenti del clan Senese e un imprenditore svizzero ritenuto centrale negli affari del gruppo.
Il denaro usato per l'usura e gli affari in comune
I media italiani riferiscono che le dichiarazioni sono contenute in un verbale del 13 febbraio scorso reso da William Alfonso Cerbo, detto “Scarface”, già condannato con rito abbreviato nell’ambito dello stesso filone investigativo. Secondo quanto riferito, Giancarlo Vestiti, referente in Lombardia del clan romano dei Senese, e Antonio Sorrentino, ritenuto parte dello stesso gruppo e anch’egli imputato, «avevano un rapporto con un imprenditore svizzero che gli consegnava somme di denaro che venivano da loro utilizzate per commettere usura ed era un socio nelle loro attività lecite e illecite».
Le dichiarazioni sono state depositate insieme ad altri verbali, tra cui quelli del collaboratore Francesco Bellusci, nel procedimento ordinario che vede alla sbarra oltre quaranta imputati. L’inchiesta è stata condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo e coordinata dai pm della Dda di Milano Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, sotto la direzione di Marcello Viola.
Credito di 700mila euro
Nel racconto di Cerbo emergono presunti interessi economici articolati su più fronti. Sorrentino, secondo il collaboratore, avrebbe vantato «un credito di circa 700mila euro» nei confronti dell’imprenditore svizzero, del quale non conosce l’identità. I rapporti avrebbero riguardato anche investimenti nel settore dell’abbigliamento, «con un logo che avevano creato», oltre a un’operazione immobiliare in territorio elvetico relativa a «una intera palazzina».
«La gallina dalle uova d'oro»
Il ruolo dell’imprenditore viene descritto come centrale per le attività del gruppo. «Il contatto diretto era Antonio Sorrentino», ha spiegato Cerbo, aggiungendo che il denaro proveniente dalla Svizzera sarebbe stato utilizzato per operazioni di usura e per attività commerciali, tra cui lo stoccaggio di merci. «Erano in società, era il loro socio finanziatore», ha dichiarato il collaboratore, sottolineando come l’uomo fosse considerato «la gallina dalle uova d’oro».
La Porsche «dell'amico nostro»
Tra gli episodi riportati nei verbali figura anche un aneddoto legato alle auto di lusso. Cerbo ha raccontato che, durante una conversazione con Vestiti e Sorrentino, sarebbe emerso il riferimento a una Porsche 997 Turbo. «Parlavamo di macchine, perché ho sempre avuto delle belle macchine. All’epoca avevo una Ferrari 458 Italia a noleggio», ha spiegato. In quell’occasione, Sorrentino avrebbe affermato: «È dell’amico nostro in Svizzera».




