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Il luogo dove venne rinvenuto il cadavere della diciottenne.
VAUD / FRANCIA
18.10.2021 - 22:230
Aggiornamento : 23:32

Il frontaliere che uccise una prostituta nel Canton Vaud ha deciso di ricorrere

L'uomo era stato condannato a 30 anni di prigione per il brutale omicidio di una giovane rumena a Sullens.

Ex guardia carceraria, il 34enne francese ha sempre proclamato la sua innocenza.

SULLENS - Farà ricorso alla Corte di Cassazione l'ex lavoratore frontaliere francese in Svizzera condannato in settembre dalla corte d'appello del Giura francese a 30 anni di prigione per il brutale omicidio di una giovane prostituta rumena perpetrato nel novembre del 2016 a Sullens, nel canton Vaud. Lo ha indicato oggi il suo avvocato all'agenzia AFP, confermando una notizia del giornale Le Progrès.

Il 34enne - ex guardia di sicurezza che al momento del crimine viveva a Mouthe (Doubs, dipartimento della Borgogna-Franca Contea) con la sua compagna e suo figlio - ha sempre sostenuto di essere innocente. In prima istanza, nel dicembre del 2020 era stato condannato a 20 anni di carcere.

L'uomo aveva ammesso di aver trasportato il corpo della 18enne rumena da Sullens per abbandonarlo in una foresta a Frasnois (nel Giura francese, vicino al confine con la Svizzera). Stando alla sua versione, dopo che aveva avuto un rapporto sessuale con la giovane, la notte dal 29 al 30 novembre 2016, arrivarono due uomini. Uno lo avrebbe minacciato mentre l'altro uccideva la prostituta 18enne. I due uomini gli avrebbero poi ordinato di «fare tutto il necessario».

Il cadavere venne ritrovato a metà del dicembre del 2016. Presentava 26 ferite di coltellate, che non avevano però provocato la morte della ragazza. L'autopsia aveva attribuito il decesso ai colpi inferti sul viso, reso irriconoscibile.

Quasi un anno dopo, gli investigatori francesi e svizzeri erano finalmente riusciti a identificare la 18enne rumena, la cui scomparsa non era mai stata segnalata, facendo il collegamento con una carta d'identità trovata a Sullens vicino a tracce di sangue. Avevano poi rintracciato l'imputato controllando le entrate negli ospedali della zona. Il trentenne era infatti andato in ospedale il 30 novembre del 2016 per farsi curare una ferita alla mano.

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