È stagione di raffreddore: quanto è davvero grave trascurarlo?

Questa convinzione popolare è molto diffusa. Ma è davvero corretta? E bisogna sempre evitare di recarsi al lavoro? Un infettivologo fa chiarezza
Questa convinzione popolare è molto diffusa. Ma è davvero corretta? E bisogna sempre evitare di recarsi al lavoro? Un infettivologo fa chiarezza
ZURIGO - Che sia in treno, in un open space o mentre si fa la spesa – chi è in giro le sente: le persone che starnutiscono, tossiscono o tirano su col naso. Quando circolano i raffreddori, ci sono molti consigli su come affrontarli. Tuttavia, non tutti sono scientificamente fondati.
Un luogo comune che si sente spesso: un raffreddore deve essere curato correttamente, altrimenti ci vorrà più tempo per riprendersi. Ma è davvero così? Lo abbiamo chiesto a Silvio Brugger, primario della Clinica di malattie infettive e igiene ospedaliera dell’Ospedale universitario di Zurigo.
Secondo Brugger gli studi dimostrano che un raffreddore non si prolunga di per sé se ci si affatica leggermente. Durante un'infezione, del resto, non sono comunque possibili grandi sforzi fisici. «Un raffreddore dura di solito da una settimana a dieci giorni», spiega l'infettivologo, precisando però che sintomi come tosse o stanchezza possono persistere anche più a lungo.
Un'altra convinzione diffusa è che un raffreddore non curato a dovere possa degenerare in complicazioni più serie, come sinusite o bronchite. Anche su questo punto Brugger è netto: «Non ci sono prove scientifiche convincenti che la mancanza di riposo favorisca questi passaggi». Queste malattie, spiega, sono di norma il sintomo di infezioni virali oppure di cosiddette sovrainfezioni batteriche, cioè un'infezione da batteri che si aggiunge a quella virale già in corso.
C'è poi chi, in caso di raffreddore, sconsiglia l'attività sportiva per il timore di un'infiammazione del muscolo cardiaco. «In rari casi i virus che causano infezioni delle vie respiratorie possono provocare anche una miocardite. Per questo si raccomanda solo uno sport o uno sforzo fisico moderato», afferma Brugger. Quando sono presenti sintomi che coinvolgono tutto il corpo, come febbre, un chiaro senso di malessere o dolori muscolari, è consigliabile il riposo fisico. «Ma qui è importante sottolineare una cosa: sono i virus a scatenare l'infiammazione, non la mancanza di riposo o il prolungarsi del raffreddore. In presenza di sintomi più gravi, come tosse molto forte o febbre, è sconsigliato lavorare o fare esercizio fisico. Dolore al petto o disturbi del ritmo cardiaco richiedono una valutazione medica».
Brugger spiega inoltre che, in caso di un'infezione delle vie respiratorie superiori, ovvero del naso, della gola, della bocca, non è necessario rimanere a casa dal lavoro. «È importante tenere a mente le corrette norme igieniche per la tosse, l'igiene delle mani e, se necessario, indossare una mascherina quando si è a contatto con altre persone. In caso di febbre superiore a 38 gradi Celsius, tosse molto forte o stanchezza marcata, è consigliabile rimanere a casa. Tuttavia, non esiste una regola generale, poiché la situazione è molto soggettiva e dipende anche dalla professione».
Infine, il tempo in cui un raffreddore è contagioso. «Non è possibile fornire una risposta generale, poiché il tipo di virus e il decorso dei sintomi variano. Gli individui infetti possono trasmettere il virus anche prima della comparsa dei sintomi. La durata tipica è di sette-dieci giorni. Il rischio di infezione è massimo nei primi giorni» e poi va scemando, conclude Brugger.




