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SVIZZERA

Cerca di vendere un paio di scarpe su Ricardo...ma gli svuotano il conto in banca

È successo a un 34enne del canton Berna che si è visto rubare 40'000 franchi. Dei truffatori sono riusciti a scucire le sue coordinate bancarie e gli hanno prosciugato il conto.
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Fonte BernerZeitung
Cerca di vendere un paio di scarpe su Ricardo...ma gli svuotano il conto in banca
È successo a un 34enne del canton Berna che si è visto rubare 40'000 franchi. Dei truffatori sono riusciti a scucire le sue coordinate bancarie e gli hanno prosciugato il conto.

BERNA - Voleva vendere un paio di scarpe su Ricardo. Ma sono bastati pochi clic perché si ritrovasse con il conto bancario svuotato. È successo a un 34enne del canton Berna e a raccontare l'accaduto è la BernerZeitung.

L'uomo ha pubblicato il suo annuncio sulla piattaforma di vendita online a inizio marzo. E in breve tempo si è fatto vivo un acquirente identificatosi con il nome di “Tiago”. «Ha detto che sarebbe passato a ritirare le scarpe di persona», spiega il bernese. «Mi ha fatto piacere che qualcuno si fosse fatto vivo così rapidamente. Volevo essere disponibile e concludere presto l’affare».

L'acquirente chiede però al 34enne di spostare la comunicazione su Whatsapp. E, sul ritiro della merce, cambia subito rotta, chiedendo al bernese di inviargli le scarpe per posta. «Mi faccio carico delle spese di spedizione», assicura.

I dati rubati e la conferma a due fattori
Il truffatore chiede poi l'indirizzo email dell'uomo «per la tracciabilità della spedizione» e suggerisce il pagamento «tramite bonifico bancario attraverso l’app Ricardo». Il bernese accetta e a quel punto riceve una mail che sembra arrivare da Ricardo che indica: "clicca qui per ricevere il denaro".

Cliccando sul link, l'uomo viene reindirizzato a un sito che mostra numerosi loghi di banche. Seleziona il logo della sua banca e finisce su una pagina che è la copia della normale pagina di accesso, dove gli viene chiesto di inserire nome utente e password.

Intanto un complice del primo truffatore intercetta i dati, inserendoli sul sito reale della banca del 34enne. A quel punto la banca manda al 34enne il consueto push per la conferma a due fattori e lui dà il via libera, convinto che faccia parte della procedura.

Sul conto erano rimasti 8 franchi
Due giorni più tardi, però, arriva la mazzata. La moglie dell'uomo non riesce a pagare una fattura...ed emerge che sul conto bancario della famiglia erano rimasti soltanto 8 franchi. Ben 40mila franchi erano andati in fumo tramite acquisti con carta di debito e bonifici effettuati verso Bruxelles, la Germania e Vienna, precisa il quotidiano bernese.

La banca si chiama fuori
Il 34enne ha in seguito sporto denuncia in polizia. Tuttavia, la banca ha respinto ogni responsabilità, perché l'uomo aveva autorizzato personalmente l’autenticazione a due fattori. «Col senno di poi, vedo tutto ciò che ho sbagliato e mi vergogno dei miei errori», commenta lui, pur continuando a sperare in un rimborso almeno parziale da parte della banca.

Interpellato dalla BernerZeitung, il procuratore per i reati informatici Marcel Meier spiega che gli autori di queste truffe sono generalmente gruppi organizzati e attivi all’estero. Il denaro rubato viene inviato all’estero o convertito in buoni online o criptovalute, «in modo che l’identità dei destinatari finali non possa essere individuata o solo con grande difficoltà». E quando i soldi varcano i confini rossocrociati le cose si fanno difficili. «Poiché i destinatari esteri sono per lo più riciclatori di denaro, le autorità svizzere non hanno competenza per perseguirli», conclude.

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