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08.09.2021 - 11:220

Settore alberghiero: enormi difficoltà nel trovare il personale

Che siano grandi o piccole, in città o in montagna, tutte le strutture sono confrontate con lo stesso problema.

Gli apprendisti sono calati del 20-30% rispetto agli scorsi anni. E questo nonostante un tasso di disoccupazione nel settore che è il doppio rispetto alla media nazionale.

ZURIGO - Il settore alberghiero svizzero è confrontato con enormi difficoltà di reclutamento di personale: la crisi pandemica ha inasprito una situazione già tesa, affermano i professionisti del settore intervistati dall'agenzia Awp all'Hospitality Summit, il convegno del ramo in programma ieri e oggi a Zurigo.

«La carenza di manodopera è catastrofica per gli albergatori», afferma Alain Becker, direttore dell'associazione romanda del comparto. Strutture grandi o piccole, in città o in montagna: tutti sono alle prese con lo stesso problema. «Abbiamo tra il 20 e il 30% in meno di apprendisti rispetto agli anni precedenti», osserva. Inoltre le difficoltà non riguardano solo la Confederazione: anche Francia e Germania stanno vivendo problemi simili.

Ma come spiegare le difficoltà di assunzione, se si considera che il tasso di disoccupazione nel settore (al 5,4% in agosto) è il doppio della media nazionale (2,7%)? «I servizi di collocamento dei quattro cantoni romandi di riferimento mi assicurano che il personale è disponibile: ma ciò nonostante è estremamente difficile da reclutare», osserva Becker.

«Durante la pandemia gli addetti del settore alberghiero hanno sviluppato nuove abitudini e non vogliono tornare nel ramo: la minore sicurezza, gli orari irregolari e i vari vincoli scoraggiano i candidati. «Eppure l'industria alberghiera offre una grande varietà di posti di lavoro e permette alle persone di viaggiare: dobbiamo rivalorizzare il profilo di queste professioni», sottolinea l'operatore.

Anche la più grande catena alberghiera d'Europa, il gruppo Accor, soffre per la carenza di manodopera, ha confermato una portavoce dell'azienda. La situazione è peggiorata con la crisi del coronavirus, che ha agito da catalizzatore e ha accentuato le difficoltà esistenti. «Ma questo può anche essere visto come un'opportunità, un modo per rendere il settore più attraente a lungo termine», si dice convinta l'addetta stampa.

Philippe Attia - cofondatore di diversi hotel di montagna con il marchio Vertu Resorts - indica a sua volta che molti dipendenti hanno deciso di cambiare ramo, anche perché taluni non hanno potuto beneficiare del lavoro ridotto. «Abbiamo perso la metà dei nostri dipendenti a vantaggio di settori che hanno beneficiato della crisi, come la distribuzione e la sanità». I molteplici rinvii delle date di riapertura delle strutture, dopo le chiusure obbligatorie, hanno anche creato molta incertezza, ciò che ha scoraggiato i candidati.

«Con la riapertura in alta stagione, in piena estate, tutti erano alla ricerca di personale nello stesso momento e i tempi di reclutamento si sono moltiplicati per tre», prosegue Attia. «Ci sono voluti due mesi per assumere una cameriera, il che è abbastanza insolito», gli fa eco Pierre-André Michoud, proprietario dell'Hôtel du Théâtre a Yverdon-les-Bains (VD). L'albergatore si considera comunque fortunato. «Grazie al lavoro ridotto siamo stati in grado di mantenere tutti i nostri dipendenti».

«Alcuni hotel non hanno potuto operare a pieno regime perché non sono riusciti a trovare il personale necessario in tempo», aggiunge Attia. L'albergatore ha coinvolto tutto il suo staff nel processo di reclutamento. «Grazie a uno dei miei dipendenti ho potuto trovare i due dipendenti che mi mancavano, tra i suoi conoscenti».

Non vi sono soluzioni-miracolo per rimediare alla penuria di manodopera. «Dobbiamo riunire tutti i partner per trovare risposte pragmatiche», osserva Becker. L'aumento dei salari non rappresenta comunque l'opzione privilegiata, a causa dei margini già bassi che caratterizzano il settore.
 

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