Gli occhi del mondo puntati sulla finale

«La Spagna gioca a memoria, l'Argentina è pericolosissima»
Arno Rossini: «In Spagna raccolgono i frutti di anni di lavoro. L'Argentina? Dopo Messi non ripartirà da zero: c'è Nico Paz».
«La Spagna gioca a memoria, l'Argentina è pericolosissima»
Arno Rossini: «In Spagna raccolgono i frutti di anni di lavoro. L'Argentina? Dopo Messi non ripartirà da zero: c'è Nico Paz».
EAST RUTHERFORD - Non è la finale più attesa o più “logica” - se mai un Mondiale può essere logico - ma è sicuramente quella che meglio racconta il torneo più importante del mondo. La squadra più forte contro i campioni in carica, la selezione più solida contro quella capace di “dare” le fiammate più violente, la (possibile) star del futuro contro il campione assoluto, vecchio sì ma sempre incredibilmente determinante. Spagna-Argentina è tutto ciò. E anche di più. È l’incrocio tra due popoli molto vicini ma contemporaneamente distantissimi. Tra due stili di calcio molto diversi. Tra due nazionali che a loro modo hanno segnato la storia del calcio ma che, incredibilmente, non si sfidano in partite ufficiali - le amichevoli non contano - addirittura dal Mondiale del 1966.
«Mi immagino una partita molto combattuta, tirata, emozionante, aperta fino all’ultimissimo secondo - è intervenuto Arno Rossini - Vedo la Spagna, che gioca a memoria, in vantaggio. Ma come già detto, l'Argentina è pericolosissima».
Furie rosse in controllo, Albiceleste pronta a colpire in ogni momento. Come potrebbe risolversi la gara?
«Un dettaglio o un episodio potrebbero essere determinanti. Da inizio torneo ripeto che il Mondiale lo vincerà una squadra che ha una stella assoluta; potrebbe quindi essere un’invenzione di Yamal o di Messi a far pendere l’ago della bilancia da una parte o dall’altra».
Finora l’arbitraggio - lo si è visto anche nella sfida alla Svizzera - è stato spesso pro-Argentina. Un fischio qui, uno lì…
«Vero. Credo però che questo pericolo in finale non ci sia. In una partita tanto importante, con gli occhi di tutto il mondo addosso, non ci saranno favoritismi».
Quello della Spagna è un gruppo relativamente giovane. Può continuare a dettare legge per 5-6 anni. L’Argentina potrebbe invece dover salutare Messi.
«Il progetto iberico è partito anni fa, è stato costruito nel tempo. Lo stesso de la Fuente si muove in Federazione fin dalle giovanili. C’è stata progettualità e ora da quelle parti raccolgono i frutti del loro lavoro. Per quel che riguarda la Selección, l’addio di uno dei migliori giocatori di sempre, uno che a 39 anni è ancora lì a incantare, sicuramente peserà parecchio. L’Argentina non dovrà in ogni caso ripartire da zero: ha buoni calciatori e sicuramente ne avrà in futuro. Potrà per esempio trovare molto più spazio Nico Paz, che io considero un potenziale campione. Con lui in campo, al prossimo Mondiale l'Albiceleste non sarà la favorita assoluta; potrà in ogni caso avere qualche possibilità di arrivare fino in fondo».









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