Più squadre, più soldi, più potere

Il Mondiale a 64 squadre non è un tabù: «Ma l’organizzazione deve essere perfetta»
Arno Rossini: «L’allargamento non sarebbe un indebolimento quanto piuttosto un arricchimento».
Il Mondiale a 64 squadre non è un tabù: «Ma l’organizzazione deve essere perfetta»
Arno Rossini: «L’allargamento non sarebbe un indebolimento quanto piuttosto un arricchimento».
NEW YORK - Spagna e Argentina si contenderanno domenica, al MetLife Stadium di East Rutherford, il titolo di campione del mondo. E con il triplice fischio finale della finalissima andrà in archivio un Mondiale chiacchierato, bistrattato, ma anche seguito e applaudito. Il primo che ha visto sfidarsi ben 48 nazionali. Tante? Tantissime? Tenete conto che la prossima Coppa del mondo, quella che nel 2030 si disputerà tra Uruguay, Argentina, Paraguay (che ospiteranno partite celebrative per il centenario della manifestazione), Spagna, Portogallo e Marocco, potrebbe addirittura avere 64 partecipanti al via.
Sembra una follia organizzativa. Un eccesso di megalomania di un Infantino che in queste settimane non ha proprio fatto il pieno di consensi.
«Eppure, devo essere sincero, io non sono del tutto contrario all’idea - è intervenuto Arno Rossini - Già questa Coppa del mondo a 48 squadre sembrava poter essere un disastro e invece si è rivelata divertente e interessante. Credo che i margini per un ulteriore allargamento ci siano».
Più nazionali significa livello più basso.
«Non è per forza così. O almeno, è chiaro che si aggiungeranno alla festa selezioni che hanno mancato la qualificazione a questo Mondiale, quindi in teoria più deboli; in Nord America abbiamo però visto che di squadre materasso non ce ne sono più. Tutti hanno dimostrato di avere idee e ordine tattico. L’allargamento, a mio avviso, non sarebbe quindi un indebolimento quanto piuttosto un arricchimento. E non parlo di soldi».
Quelli li conta la FIFA.
«Certo, una nuova modifica al format del torneo non sarebbe fatta “per dare a tutti la possibilità di partecipare”, come amano ripetere Infantino e i suoi, ma per avere la possibilità di avere introiti maggiori. Trovo in ogni caso un bene dare alle piccole federazioni una chance di partecipare alla kermesse più importante del mondo. Piccole federazioni che, di sicuro, negli anni hanno ricevuto grande supporto dalla FIFA».
Che punta ovviamente a “rientrare delle spese”.
«Ovviamente. E ad aumentare un’influenza internazionale già enorme. Oggi, per me, in quanto a peso politico, i primi tre posti sono nell’ordine USA, papa e FIFA».
Un Mondiale a 64 squadre dovrebbe durare, a rigor di logica, più delle cinque settimane che quest’anno sono servite a disputare tutte le partite.
«Ecco, questo è l’unico punto controverso della faccenda. Credo sia giusto essere aperti al cambiamento, non criticare a priori; l’organizzazione però deve essere perfetta. E non parlo solo del torneo. Per una Coppa del mondo più lunga dovrebbero fare un sacrificio le altre competizioni. Le coppe europee per i club, le varie leghe, anche le qualificazioni delle nazionali delle varie federazioni, UEFA in testa. Non si può pensare che i calciatori arrivino a giocare 70-80 partite l’anno. Ne va della loro salute».









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