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Tanti nodi sul pettine della Svizzera

Yakin vince, quindi ha ragione? «La Svizzera ha finora fatto il minimo indispensabile: il girone era facilissimo»
Tanti nodi sul pettine della Svizzera
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Tanti nodi sul pettine della Svizzera
Yakin vince, quindi ha ragione? «La Svizzera ha finora fatto il minimo indispensabile: il girone era facilissimo»
Arno Rossini: «Murat si fa influenzare dai senatori, non cambierà».
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SAN DIEGO - Ultima partita del girone: mercoledì 24 giugno a Vancouver. Sedicesimi di finale: 2 luglio sempre nella città della British Columbia. Otto giorni da riempire con un rientro al campo base di San Diego, tanti allenamenti, un po’ di tempo libero e poi il ritorno verso nord. Tanti giorni, appunto.

È un bene, per la Svizzera, avere una pausa così lunga proprio in mezzo al Mondiale? Rifiatare farà bene o, invece, farà un po’ perdere il ritmo ai protagonisti rossocrociati?

«È un vantaggio enorme - è intervenuto Arno Rossini - ma solo se sfruttato bene. I giocatori sono prima di tutto uomini: dopo un periodo intensissimo, rallentare un po’ non potrà che far loro piacere. Per rivedere un po’ le loro famiglie, anche per staccare dopo un anno che per alcuni è stato lungo, intenso e stressante. Poi, appunto, si deve comunque rimanere sul pezzo».

Siamo pur sempre al Mondiale…
«Stare in ritiro è noioso, è chiaro, ma avere la possibilità di lavorare senza fretta farà bene a tutti. Soprattutto perché questa pausa è arrivata dopo un momento tutto sommato buono. Due vittorie, la conquista del primo posto nel girone… Sarebbe stato molto peggio, sicuramente un problema, se l’ultimo risultato fosse stato negativo. In quel caso fermarsi tanto non avrebbe fatto altro che far muovere il gruppo in mezzo a malumori e pressione».

I giorni “tranquilli” permetteranno anche a Yakin di ripensare alle tre partite giocate. Alle incertezze palesate. L’esterno basso di destra, i sostituti di Embolo, la gestione di Okafor…
«Tutte situazioni che non hanno convinto in alcun modo. Itten e Fassnacht, per esempio, con il livello del Mondiale non c’entrano nulla».

Ma sono stati convocati.
«Per fare un piacere allo Young Boys. Murat ha fatto un po’ il politico. Ma ha sbagliato, perché se parli di ambizioni e miglior risultato possibile devi puntare sui giocatori migliori. Non su quelli comodi».

Okafor?
«Per gestirlo così avrebbe anche potuto lasciarlo a casa. È un peccato perché Noah è reduce da una buonissima stagione e farebbe molto comodo».

Cambiamenti dunque?
«Non credo. Murat è un “conservatore”, che si fida di determinati giocatori. Dei suoi. Poi, credo, si fa anche un po’ influenzare dai senatori dello spogliatoio. Penso a Xhaka, ad Akanji, anche a Freuler… di indole non cambia».

Se questo porta però a vincere il girone…
«I risultati sono dalla sua parte e per questo ha ragione. Però, permettetemelo, la Svizzera ha finora fatto il minimo indispensabile: il girone era facilissimo».

Nei sedicesimi potrebbe “arrivare” l’Algeria di Petkovic.
«Selezione solida e con buone qualità tecniche. Vlado, poi, conosce bene, benissimo, la Nazionale e i suoi interpreti e, in più, riesce a “trasmettere” il suo passato, quello che ha vissuto in Nazionale. Potessi scegliere, io la eviterei in ogni modo».

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