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MONDIALI 2026

«Ci manca qualcosa davanti... Mondiale a 48 squadre? Non mi convince»

Livio Bordoli ha analizzato la Svizzera gettando uno sguardo al futuro: «Credo che il vero ricambio generazionale avverrà dopo l'Europeo»
TiPress/Freshfocus
«Ci manca qualcosa davanti... Mondiale a 48 squadre? Non mi convince»
Livio Bordoli ha analizzato la Svizzera gettando uno sguardo al futuro: «Credo che il vero ricambio generazionale avverrà dopo l'Europeo»
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SAN DIEGO - Alla vigilia del Mondiale, tra aspettative e interrogativi, la Svizzera si presenta come una delle squadre meno discusse ma potenzialmente più solide del panorama internazionale. Punti di forza, limiti e prospettive della Nazionale rossocrociata, tra ambizioni dichiarate, dubbi sulla nuova formula del torneo e possibili cambiamenti generazionali all’orizzonte. «La cosa che mi stupisce di più alla vigilia è quanto poco si parli della Svizzera - ci ha detto l'ex allenatore del Lugano Livio Bordoli - Eppure si è qualificata con grande facilità, senza subire sconfitte. Probabilmente il motivo è che, in fase offensiva, a parte Embolo, non abbiamo giocatori di grande richiamo. Da questo punto di vista sono d'accordo: ci manca qualcuno capace di fare davvero la differenza. Speriamo che Embolo stia bene. Per il resto, però, abbiamo un portiere di livello, una difesa collaudata e un centrocampo altrettanto affidabile. Nel complesso, ci presentiamo al Mondiale con una squadra interessante».

Yakin ha dichiarato di voler disputare il miglior Mondiale della storia. Si punta alle semifinali dunque?
«Si parte sempre con degli ottimi presupposti... Sarà interessante osservare la seconda fase del Mondiale, perché la prima potrebbe risultare meno avvincente rispetto al passato, anche a causa dell'allargamento a 48 squadre. L'importante sarà arrivare primi...».

Ti piace la nuova formula?
«Assolutamente no. Con tutto il rispetto per Giordania, Haiti e Curaçao, mi chiedo quanto possano attirare il grande pubblico squadre di questo tipo. Il numero di partite è talmente elevato che si rischia di non seguirle tutte. Anzi, sono convinto che in alcuni casi gli stadi non saranno pieni, soprattutto perché si gioca in Paesi dove il calcio non è lo sport principale».

Questo Mondiale segnerà la fine di un'era per la nostra Nazionale, guardando soprattutto alla carta d'identità di alcuni giocatori?
«Ci saranno sicuramente dei cambiamenti, anche se credo che molti arriveranno fino all'Europeo. La trasformazione più significativa avverrà dopo. Anche i giocatori tengono a questo aspetto: finché sono certi di avere un ruolo da titolari, continueranno ad andare in Nazionale. Ma quando qualcuno inizia a insidiare il loro posto, allora sceglieranno di farsi da parte. Non vogliono più sacrificarsi per fare le riserve. Lo abbiamo visto con Shaqiri e Sommer: quando hanno capito di non essere più titolari, hanno deciso di lasciare. Non vogliono fare le comparse».

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Murat Yakin non deve dimostrare più nulla?
«No. Ha fatto bene e questo è innegabile. Ha fatto bene a porre l'asticella alta. Ha una squadra collaudata e non ha più bisogno di dire molto. Sa cosa vuole e anche i giocatori lo sanno cosa ci si aspetta da loro Proprio per questo ha scelto di puntare sull'usato sicuro. Sono convinto che disputeremo un ottimo Mondiale...».

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