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Lars Weibel: «Ecco la nostra strategia»

Il nuovo direttore sportivo biancoblù ha parlato della strategia che il club vuole adottare: «I valori dell'Ambrì mi hanno sempre impressionato»
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Lars Weibel: «Ecco la nostra strategia»
Il nuovo direttore sportivo biancoblù ha parlato della strategia che il club vuole adottare: «I valori dell'Ambrì mi hanno sempre impressionato»
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AMBRÌ - Mancano tre mesi all'inizio del nuovo campionato di hockey. Ad Ambrì le novità sono numerose, dopo il repulisti avviato lo scorso ottobre con la rumorosa separazione da Luca Cereda e Paolo Duca e culminato con l'addio di Filippo Lombardi.

Uno dei perni del nuovo corso sarà Lars Weibel, arrivato in Leventina con un profilo di grande esperienza e il compito di definire una strategia chiara a lungo termine per il club. Una linea che l'ex portiere della Nazionale ha illustrato oggi durante un incontro con i media alla Gottardo Arena. Come ci si sente ad aver voltato pagina? «Da una parte mi sento libero e pronto per qualcosa di nuovo. Sono contento di come sono andati i sette anni in Federazione, ma sentivo il bisogno di una nuova sfida. Sono molto motivato: credo che ci sia tanto potenziale ad Ambrì. Serviranno però molto lavoro e decisioni difficili, ma la motivazione non manca».

Tu sei reduce dall'argento mondiale e Tapola dall'oro con la Finlandia. Cosa può portare questo ad Ambrì?
«Mi fa un po' male sapere che l'allenatore ha avuto più successo di me... (ride, ndr). Scherzi a parte, sono orgoglioso di averlo come allenatore. Il suo impatto ad Ambrì è stato molto positivo. Conoscevo già Jussi, so come lavora e so che in Nazionale non è solo un assistente: ha molta voce in capitolo. È un coach che sa come si vince e ha vinto tanto in carriera. È importante avere una personalità del genere in uno spogliatoio».

Come hai vissuto questi mesi nei quali ti sei diviso fra Federazione e Ambrì?
«Non mi era possibile fare più di quanto ho fatto, ma ho parlato molto al telefono con le diverse componenti del club. Ci sono ancora tante decisioni da prendere. È stato più difficile del previsto lavorare da remoto, perché quando devi fare scelte importanti devi investire tempo: parlare, ascoltare e farti un'idea chiara. Non ho potuto fare diversamente, ma per il momento siamo soddisfatti di quanto fatto. Do molta importanza al dialogo. Si parla spesso di strategia, ma i risultati non arrivano per caso: tutti devono lavorare. Credo di aver dimostrato anche in Federazione quanto sia importante il lavoro quotidiano per costruire una strategia solida, capace di reggere anche nei momenti di pressione».

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Qual è la caratteristica prioritaria che deve avere un giocatore dell’Ambrì?
«Mi piace portare l’esempio della Nazionale... Per far parte del gruppo, i giocatori dovevano avere il cuore biancorosso. A mio avviso l’Ambrì è la squadra che più di ogni altra vive di questi valori, ed è qualcosa che mi ha sempre impressionato. Il biancoblù per me è un'etichetta: è fondamentale che i giocatori arrivino, assimilino questi valori e mettano tutto quello che hanno sul ghiaccio. A questi livelli, senza la giusta intensità, non vinci nemmeno una partita. Siamo anche consapevoli che, lavorando bene, alcuni giocatori potranno partire perché non abbiamo la forza per trattenerli. D'altra parte, speriamo che altri giovani, vedendo e vivendo l’ambiente di Ambrì, decidano di abbracciare la nostra filosofia».

L'anno prossimo mancherà un po' di esperienza a questo gruppo... Non trovi?
«Abbiamo detto di voler puntare sui giovani. Tuttavia, se dobbiamo scegliere tra un 20enne e un 30enne e il secondo offre maggiori garanzie, prenderemo il 30enne. È una direzione, ma non significa che i giovani avranno sempre le porte aperte. Credo inoltre che abbiamo l'allenatore giusto per permettere ai giocatori che ingaggiamo di esprimere tutto il loro valore sul ghiaccio. Quando ho firmato ad Ambri ho telefonato a tutti poiché volevo farmi subito una prima idea... Volevo capire chi è pronto a lottare anche quando le cose non vanno così bene. Non vogliamo giocatori che scelgono Ambrì solo perché la polenta è buona... (ride, ndr)».

Hai parlato con Pestoni dopo la difficile scorsa stagione?
«Conosco Inti dai tempi della Nazionale. Siamo molto aperti con tutti e abbiamo parlato a lungo anche con lui. È Mister Ambrì, una persona in gamba, che incarna questo DNA ed è sempre stato professionale. Conosciamo tutti il suo potenziale, ma deve portare di più sul piano fisico e aumentare l’intensità. Tutti devono raggiungere il livello richiesto, altrimenti la nostra strategia non avrà successo. Lui è il primo a esserne consapevole. Per Pestoni e per molti altri sarà un’estate dura, ma tutti avranno la loro occasione: chi raggiungerà il livello che chiediamo sarà il benvenuto».

Togliendo gli Nhlers, chi porteresti ad Ambrì della Nazionale che ha appena disputato il Mondiale?
«Dico Jäger e Biasca».

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