«Anche noi siamo responsabili dell'esonero di Pargalia»

Dragan Mihajlovic è intervenuto sulla situazione dell'ACB: «Sono abituato ai tanti cambi... Mi piacerebbe riportare il Bellinzona in Challenge prima di smettere»
Dragan Mihajlovic è intervenuto sulla situazione dell'ACB: «Sono abituato ai tanti cambi... Mi piacerebbe riportare il Bellinzona in Challenge prima di smettere»
BELLINZONA - Ancora un cambiamento a Bellinzona: da Francesco Pargalia a Beppe Sannino. Dopo un inizio di stagione complicato, ultimo posto in classifica ed eliminazione dalla Coppa Svizzera per mano del Rotkreuz, il club granata ha optato per l'avvicendamento in panchina.
«Dico la verità, la squadra con Pargalia si trovava bene e non c'erano problemi - ci ha detto il capitano dell'ACB Dragan Mihajlovic, ai box per infortunio ancora per una decina di giorni - Come succede sempre, per un allenatore i risultati sono fondamentali, sono tutto. Quando un allenatore viene esonerato, è giusto che anche i giocatori si assumano la loro responsabilità. Con un tecnico giovane come lui ti dispiace ancora di più, perché senti di essere ancora più responsabile: non ha potuto sfruttare una bella opportunità a causa nostra. Sia come allenatore sia come persona, Pargalia ha delle ottime qualità, su questo non vi sono dubbi».
Cos'è mancato a Pargalia?
«Evidentemente non è arrivato in un contesto ideale, perché la società attuale stava cercando di sistemare le cose lasciate dalla precedente gestione. Eravamo in una situazione disastrata, non avevamo giocatori e si è fatto un po' in fretta per ingaggiare qualcuno e cominciare la stagione. Quando i giocatori si allenano senza avere un contratto non è la stessa cosa. Ci sono state tante dinamiche che non hanno aiutato in questo avvio di stagione. Vedendo la classifica e i risultati, la società ha dovuto intervenire e Pargalia, purtroppo, ha pagato tutte queste problematiche. Gli serviva più tempo».
Non ti senti un po' logoro per l'ennesimo cambiamento?
«Sono abituato... A Cipro, in un anno e mezzo, ho cambiato sei allenatori. Per me non è una situazione del tutto nuova. Aver puntato su Sannino è sicuramente un cambiamento, ma personalmente lo conosco già. Con lui siamo andati sul sicuro. Sarebbe bello, una volta, partire e terminare la stagione con lo stesso allenatore, perché vorrebbe dire che le cose vanno bene e che si punta a salire. Quando ho scelto di tornare, è stato proprio questo a convincermi: vedere un Bellinzona in alto e farne parte».
Qualcosa è cambiato a Bellinzona?
«Quello che mi fa stare tranquillo adesso è vedere una società unita e il fatto che la gente venga di nuovo allo stadio. Ora in città si è tornati a parlare dell'ACB. Alcuni mi incontrano e vogliono sapere del Bellinzona, prima non era più così. Sinceramente, negli ultimi anni è stato molto difficile. Ci sentivamo molto soli, adesso è finalmente davvero tornato un po' di entusiasmo».
Non lascerai il calcio giocato fino a che il Bellinzona non sarà tornato in Challenge League?
«Speriamo... A 35 anni però vivo annata per annata: quest'anno vedrò come va e poi, a fine stagione, parleremo. Il mio obiettivo è rimanere a Bellinzona a lungo ed è anche per questo che negli scorsi mesi ho rifiutato alcune proposte. La mia priorità resta Bellinzona. Quando capirò di non riuscire più a dare il 100% sul campo, allora smetterò».
Vivi il presente ma con ben in chiaro quello che speri per il futuro...
«Un giorno mi piacerebbe entrare nello staff tecnico dell'ACB... Ma il calcio va veloce e a Bellinzona lo abbiamo visto bene negli ultimi anni... Se punto a diventare il Crus di Bellinzona? Mattia mi ha stupito... Lo conoscevo da giocatore, l'ho avuto anche a Lugano e la sua crescita mi ha fatto piacere. È sempre stato un comunicatore, sempre molto attento allo spogliatoio: creava l'ambiente e ha un'empatia particolare. È forte... Mi auguro per lui che quest'anno possa vincere il campionato».




