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BELLINZONA

«Non ho ancora rinnovato, vorrei un progetto a lungo termine»

Dal rischio fallimento alla speranza, il capitano Mihajlovic: «Tanti compagni si sono appoggiati su di me...»
«Non ho ancora rinnovato, vorrei un progetto a lungo termine»
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«Non ho ancora rinnovato, vorrei un progetto a lungo termine»
Dal rischio fallimento alla speranza, il capitano Mihajlovic: «Tanti compagni si sono appoggiati su di me...»
«Gli stipendi che mancano? Tre mensilità sono tre mensilità... Sì, quanto successo con Giulini in queste settimane mi è tornato alla mente»
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BELLINZONA - La quiete dopo la tempesta. Almeno si spera. Dopo aver salvato in corner la società dal fallimento, restano infatti molti aspetti da sistemare all'ombra dei Castelli. Certo, aver evitato la bancarotta - grazie all'intervento in extremis di Renato Sergi - è stato un primo passo importante e decisivo. Ma la partita evidentemente non è ancora finita e l'imprenditore ticinese avrà ora quattro mesi per appianare la situazione, evitando definitivamente il fallimento. Ma come hanno vissuto i giocatori queste settimane difficile? Ne abbiamo parlato con il capitano Dragan Mihajlovic.

«In queste settimane tanti compagni si sono appoggiati a me. Mi chiamavano per chiedere come muoversi. È stato più uno stress da questo punto di vista che per la situazione in sé. Non avendo risposte, ero spesso in difficoltà. Devo ammettere che il pensiero di quanto successo con Giulini mi è tornato alla mente...».

La preoccupazione dei ragazzi per le ultime tre mensilità non ricevute - «Ci sono ragazzi che non percepiscono stipendi elevati e sono preoccupati. Da capitano e compagno mi sono mosso anche per tutelarli, fornendo loro contatti utili nel caso la società fallisse. Ora la situazione sembra rientrata. Il pretore ha concesso quattro mesi per sistemare le cose e immagino che gli stipendi saranno la priorità. Attendiamo tutti, perché tre mensilità sono tre mensilità...».

L'intervento di Renato Sergi - «In diverse occasioni ho discusso con Renato in queste settimane. L'ho sempre sentito tranquillo e questo ha rassicurato anche me, dandomi speranza. È stato bravo, così come Bentancur, che gli è venuto incontro mettendoci del suo. I bellinzonesi devono dire un grande grazie a entrambi. Onore soprattutto a Renato che, nonostante la giovane età, ha deciso di lanciarsi in questa difficile avventura. Spero che la piazza premi questo coraggio, tornando a sostenere il Bellinzona come ai vecchi tempi, in termini di presenza ed entusiasmo. L'affetto, negli ultimi anni, ci è mancato tantissimo. La gente ha bisogno di sentirsi legata al territorio... Ho parlato anche con Marco Degennaro: pure lui è disposto a dare una mano. Si tratta di persone che conoscono bene l'ambiente e che possono contribuire a riportare entusiasmo».

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Un futuro a tinte granata... - «Ho il contratto in scadenza il 30 giugno e non ho ancora rinnovato. Nonostante ciò, ho già parlato con Sergi, che mi ha illustrato un progetto che partirà con una stagione nella quale dovrà capire e valutare diversi aspetti. La mia intenzione è restare, ma vorrei un progetto a lungo termine. Mi piacerebbe avere la possibilità di rimanere in società anche dopo la carriera. L'idea è legarmi a lungo al Bellinzona: non voglio firmare per un solo anno. In campo mi vedo ancora per un paio d'anni e penso che la mia esperienza possa essere utile ai ragazzi. In seguito mi piacerebbe entrare nell'area tecnica, ho appena ottenuto il patentino Uefa. Vedo Bellinzona come la piazza giusta per iniziare questo percorso».

La gestione Trujillo - «Trujillo ha commesso l'errore di non informarsi a fondo. Conosciamo bene la realtà svizzera e ticinese e l'organizzazione è un pilastro fondamentale. Bisogna sapere come funzionano le cose anche dal punto di vista giuridico. Lui aveva deciso di affidarsi ad alcune persone che, per questioni di visti, non hanno potuto lavorare qui. Questo, secondo me, ha influito parecchio sul prosieguo della stagione. Aveva sicuramente buoni propositi e, a livello economico, ha messo a disposizione un buon budget. Posso assicurare che per la Challenge League gli stipendi erano in linea. Il problema è che non ha studiato a fondo il contesto. La retrocessione sul campo l'ha poi vissuta come un investimento andato male. Con una proprietà locale questo non sarebbe accaduto, perché c'è la volontà di salvaguardare la propria immagine».

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