Quando lo sport diventa una casa per tutti: le storie di 27 bambini che hanno reso speciale l'estate di ASA

Dal primo passo in palestra alle prime parole, dalla paura di partecipare alla voglia di non smettere più. Il Fondo Inclusione ASA racconta un'estate di piccoli grandi traguardi e lancia un appello per continuare ad accogliere i bambini con disabilità del Canton Ticino.
Dal primo passo in palestra alle prime parole, dalla paura di partecipare alla voglia di non smettere più. Il Fondo Inclusione ASA racconta un'estate di piccoli grandi traguardi e lancia un appello per continuare ad accogliere i bambini con disabilità del Canton Ticino.
Ci sono vittorie che non si misurano con un cronometro, non finiscono su un tabellone e non prevedono una medaglia. La vittoria di una bambina che trova il coraggio di entrare in palestra. Quella di un bambino che riesce a pronunciare qualche parola. Quella di un gruppo che impara una nuova lingua per poter comunicare con una compagna. O quella di una mamma che, dopo aver visto suo figlio felice, torna a chiedere di poter ripetere quell'esperienza. Sono queste le vittorie più belle dell'estate 2026 di All Sport Association.
Durante le 12 settimane di ASA Summer Camp, organizzate anche contemporaneamente in diverse località del Canton Ticino, il Fondo Inclusione ASA ha permesso di coprire 34 partecipazioni settimanali per 27 bambini con disabilità o bisogni di accompagnamento specifici. Alcuni di loro hanno vissuto questa esperienza per più settimane, ritrovando amici, educatori e quella quotidianità sportiva che per tanti bambini rappresenta qualcosa di scontato, ma che per altri resta ancora troppo spesso un'opportunità difficile da raggiungere.
Dietro questi numeri ci sono 27 storie. E ciascuna meriterebbe di essere raccontata.
Adele e una palestra che ha imparato a parlare con le mani
Adele comunica attraverso la lingua dei segni. Ad accompagnarla durante il Summer Camp c'era Ilaria, educatrice con una formazione specifica nella Lingua dei Segni (LIS). Ma ciò che è accaduto è andato oltre il rapporto tra educatrice e bambina. Ilaria ha insegnato anche agli altri partecipanti del gruppo alcuni elementi della lingua dei segni, offrendo loro la possibilità di comunicare con Adele. Perché a volte siamo abituati a pensare che sia il bambino con disabilità a doversi adattare al gruppo. In questa occasione, invece, è stato il gruppo a imparare qualcosa di nuovo per poter incontrare una compagna. Questa è inclusione: non chiedere a qualcuno di diventare come gli altri, ma permettere a tutti di trovare un linguaggio comune.
Margherita e il coraggio di entrare
Per Margherita, all'inizio, anche solo entrare in palestra rappresentava una difficoltà. Un ambiente nuovo, persone sconosciute, attività mai sperimentate: ciò che per molti bambini è motivo di entusiasmo, per altri può rappresentare un ostacolo enorme. Ma l'inclusione ha bisogno soprattutto di tempo. Di pazienza. Di adulti capaci di rispettare i ritmi di ciascuno, senza forzare e senza arrendersi. Poco alla volta, Margherita ha iniziato a fidarsi, ad avvicinarsi alle attività, a partecipare e infine a divertirsi. Non è stato necessario vincere una gara. La sua vittoria era già tutta lì: essere riuscita a superare una paura e scoprire che anche quella palestra poteva diventare un posto per lei.
Erik, Lucia e il valore di una parola
Erik non utilizzava il linguaggio verbale per comunicare. Durante l'esperienza al Summer Camp, accompagnato dall'educatrice Lucia, ha iniziato a pronunciare alcune parole e a sperimentare nuove modalità di comunicazione.
Un cambiamento che non vogliamo trasformare in un risultato clinico, ma che rappresenta un momento prezioso della relazione costruita durante le attività. Perché lo sport non è soltanto movimento. È incontro, fiducia, relazione, possibilità di esprimersi. E qualche volta, in mezzo a un gioco, a un'attività condivisa o a un momento di serenità, può accadere qualcosa che resta nel cuore di chi era presente.
Marcello, che non voleva più fermarsi
Poi c'è Marcello. Per lui il Summer Camp non è stato semplicemente un'esperienza estiva da ricordare con piacere. È stato l'inizio di qualcosa che desiderava continuare. Tanto che, terminato il campo, ha chiesto con insistenza alla mamma di poter partecipare anche ai corsi di ASA Parkour.
E oggi Marcello è stato accolto anche in questa nuova attività. È una storia che racconta forse meglio di qualsiasi statistica il significato del Fondo Inclusione ASA: non offrire soltanto qualche giorno di felicità, ma costruire opportunità che possano continuare nel tempo. Perché quando un bambino chiede di tornare a fare sport, significa che in quel luogo ha trovato qualcosa di importante.
Domenico e la fiducia che ritorna ogni anno
Ci sono poi famiglie che ASA conosce da tempo. Come quella di Domenico, cresciuto affrontando un percorso che ha richiesto particolari attenzioni. Sua mamma, anno dopo anno, continua a contattare ASA per permettergli di partecipare alle attività sportive. È una fiducia che si rinnova, ma che non consideriamo mai scontata.
Per una famiglia che deve confrontarsi quotidianamente con bisogni educativi, sanitari o assistenziali particolari, trovare un ambiente in cui il proprio figlio possa essere accolto con competenza e serenità rappresenta un sostegno di enorme valore. Significa sapere che anche per lui esiste un posto in cui giocare, muoversi, conoscere altri bambini e vivere esperienze nuove. E significa, per qualche ora, poter essere semplicemente una famiglia che accompagna il proprio figlio a fare sport.
Ventisette bambini, ventisette modi diversi di vivere lo sport
Accanto a queste storie ci sono quelle di tanti altri bambini. Bambini nello spettro autistico, con disabilità intellettive, con sindrome di Down, con condizioni sanitarie che richiedono un accompagnamento particolarmente attento. Bambini che si avvicinano allo sport per la prima volta, altri che già conoscono ASA e che ritrovano negli educatori e nei compagni un punto di riferimento.
E anche bambini che vivono situazioni di fragilità familiare o percorsi di accoglienza al di fuori della propria famiglia. Non esiste una storia uguale all'altra. Non esiste un unico modo di partecipare. Non esiste un traguardo valido per tutti. Ma esiste un diritto che dovrebbe appartenere a ogni bambino: avere la possibilità di giocare, fare sport, costruire amicizie e sentirsi parte di un gruppo.
Dietro ogni storia ci sono persone straordinarie
Nulla di tutto questo sarebbe possibile senza il lavoro degli educatori. Giulia, Ilaria B., Ilaria M., Dario, Martina, Mara, Alessandra, Matilde, Anthony e Lucia hanno contribuito a rendere possibile questa estate di inclusione. Persone che ogni giorno hanno messo a disposizione competenze, sensibilità, energie e capacità di ascolto. Perché accogliere un bambino con bisogni specifici non significa semplicemente aggiungere un partecipante a un gruppo. Significa preparare le attività, adattarle quando necessario, costruire relazioni, confrontarsi con le famiglie, riconoscere le difficoltà e trovare soluzioni. Significa anche affrontare giornate complesse, imprevisti e responsabilità importanti. Il loro lavoro, spesso silenzioso e lontano dai riflettori, rappresenta il cuore del Fondo Inclusione ASA. A loro va il nostro ringraziamento più sincero.
Il Fondo Inclusione ASA: un progetto concreto, non soltanto una bella idea
Il Fondo Inclusione ASA nasce da una convinzione semplice: la disabilità non dovrebbe mai diventare il motivo per cui un bambino viene escluso da un'attività sportiva. Grazie al sostegno di fondazioni, associazioni, aziende e donatori, ASA può mettere a disposizione figure educative qualificate e accompagnamenti personalizzati, permettendo ai bambini con bisogni specifici di partecipare alle attività insieme ai loro coetanei. Non si tratta di organizzare attività separate, ma di costruire le condizioni affinché l'inclusione avvenga nei gruppi sportivi di tutti.
Il progetto si sviluppa durante i Summer Camp, ma prosegue anche attraverso ASA Kids, ASA Parkour e le iniziative organizzate durante le vacanze scolastiche, come i campi autunnali. Molti bambini accolti nell'estate 2026 erano già conosciuti da ASA grazie alle esperienze degli anni precedenti. Altri sono arrivati per la prima volta. Questa continuità rappresenta uno degli aspetti più preziosi del progetto: costruire percorsi che non si esauriscano al termine di una settimana.
Il limite più doloroso: non poter dire sì a tutti
Nonostante i risultati raggiunti, ogni anno ASA deve confrontarsi con una realtà difficile. Le richieste di accoglienza sono numerose e, per garantire un accompagnamento realmente adeguato, è necessario rispettare precisi limiti organizzativi ed educativi. Non basta avere un posto libero in palestra per poter accogliere un bambino che necessita di un sostegno individualizzato. Servono persone formate, risorse economiche, pianificazione e continuità. E così, mentre aumentano le famiglie che cercano opportunità sportive inclusive, non sempre è possibile rispondere positivamente a tutte le richieste. Questo accade anche nelle attività extrascolastiche e nei campi organizzati durante le vacanze, quando il bisogno di accoglienza delle famiglie diventa particolarmente importante. Il nostro desiderio è semplice: non dover rinunciare ad accogliere un bambino soltanto perché mancano le risorse per garantirgli il sostegno di cui ha bisogno.
Un invito a chi vuole fare davvero la differenza
ASA rinnova quindi il proprio appello a fondazioni, aziende, enti e sostenitori del territorio affinché scelgano di affiancare il Fondo Inclusione. Ogni contributo può tradursi in ore di accompagnamento educativo, nuove opportunità di partecipazione e percorsi sportivi accessibili a bambini che altrimenti rischierebbero di rimanerne esclusi.
ASA desidera anche aprire le proprie porte a chi sostiene o vorrebbe sostenere il progetto. Invitiamo i finanziatori a conoscere le attività, a incontrare gli educatori e, nel rispetto della riservatezza e della disponibilità delle famiglie, ad ascoltare direttamente le loro esperienze. Perché il Fondo Inclusione non è un progetto che esiste soltanto nei documenti o nei rendiconti. Esiste nelle palestre, nei campi sportivi, nei sorrisi dei bambini e nella fiducia dei genitori.
Le famiglie sono i nostri testimonial più autentici. E i bambini, con la loro voglia di partecipare, sono la ragione per cui continuiamo a crederci. Ventisette bambini hanno trovato il loro posto nello sport durante l'estate 2026. Il nostro impegno è fare in modo che, domani, quel posto possa esserci per molti altri. Perché ogni bambino che desidera partecipare merita almeno una possibilità. E perché la vera inclusione non si racconta soltanto. Si costruisce, insieme. All Sport Association (ASA)Fondo Inclusione ASAMaggiori informazioni: https://www.allsportassociation.ch/asa-per-linclusione/
Per informazioni, collaborazioni e sostegno al progetto è possibile contattare All Sport Association attraverso i canali ufficiali dell'associazione.








