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CUBA

L'Onu chiede la fine dell'embargo contro Cuba, ma il sostegno cala

La risoluzione passa con 130 voti favorevoli, contro i 165 dell'anno scorso. Germania e Italia si astengono dopo anni.
L'Onu chiede la fine dell'embargo contro Cuba, ma il sostegno cala
AFP
Fonte Ats Ans
L'Onu chiede la fine dell'embargo contro Cuba, ma il sostegno cala
La risoluzione passa con 130 voti favorevoli, contro i 165 dell'anno scorso. Germania e Italia si astengono dopo anni.

NEW YORK - L'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha chiesto ancora una volta, a larga maggioranza, la fine dell'embargo economico imposto dagli Stati Uniti a Cuba, in vigore da decenni. Il voto ha però evidenziato un calo significativo del sostegno alla risoluzione, dopo un'intensa attività diplomatica di Washington che ha spinto diversi Paesi a votare contro o ad astenersi.

La risoluzione è stata approvata con 130 voti favorevoli, 17 contrari e 25 astensioni. Tra i Paesi che si sono opposti figurano Stati Uniti e Israele. Il risultato segna un cambiamento rispetto all'anno precedente, quando i voti favorevoli erano stati 165, quelli contrari 7 e le astensioni 12. Diversi Paesi occidentali, tra cui Germania e Italia, hanno scelto di astenersi per la prima volta dopo anni.

Il voto dell'Assemblea generale ha un valore politico, ma non comporta conseguenze vincolanti per Washington. Solo il Congresso degli Stati Uniti può revocare l'embargo contro Cuba, una misura che risale all'epoca della Guerra Fredda. Le Nazioni Unite approvano ogni anno una risoluzione che ne chiede la fine da oltre tre decenni, con la sola eccezione del 2020, durante la pandemia di Covid-19.

L'ambasciatore statunitense Mike Waltz ha accolto con soddisfazione il cambiamento di posizione di diversi Paesi. «Sono soddisfatto del fatto che così tanti Paesi, tra cui importanti economie come la Corea, la Germania e altri, abbiano cambiato la loro posizione», ha dichiarato ai giornalisti dopo il voto.

Waltz ha inoltre sottolineato i risultati dell'attività diplomatica americana: «La diplomazia richiede tempo, ma ora che abbiamo assistito a una triplicazione del numero di Paesi che hanno mutato orientamento, ci aspettiamo che questo trend continui a crescere».

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