Riprende il processo Becciu, sotto esame gli omissis e i diritti della difesa

Domani riparte in Vaticano il processo d'appello al cardinale, condannato in primo grado a cinque anni e mezzo. Al centro le irregolarità procedurali.
CITTÀ DEL VATICANO - Dopo una serie di rinvii, lunghe attese e improvvise accelerazioni, riprende domani il processo d'appello sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato, che vede come principale imputato il cardinale Angelo Becciu. Al centro del dibattimento tornano le questioni procedurali, in particolare il mancato deposito integrale di alcuni atti e gli omissis relativi agli interrogatori di un testimone chiave.
La condanna e la svolta in appello
Il 16 dicembre 2023 Becciu era stato condannato in primo grado a cinque anni e mezzo di reclusione per peculato e truffa. Il porporato, che ha sempre proclamato la propria innocenza, nell'aprile 2025 aveva rinunciato a partecipare al Conclave convocato dopo la morte di papa Francesco, pur avendone diritto, per non turbarne il sereno svolgimento. Il 17 marzo scorso è arrivata una svolta: la Corte d'Appello vaticana ha dichiarato la nullità relativa del giudizio di primo grado, ordinando la rinnovazione del dibattimento.
Alla base della decisione vi è il mancato deposito completo, da parte del promotore di giustizia vaticano, degli atti processuali, compresi alcuni passaggi omessi negli interrogatori di monsignor Alberto Perlasca, ex responsabile dell'Ufficio amministrativo della Segreteria di Stato. Perlasca, inizialmente indagato e successivamente prosciolto con l'archiviazione della sua posizione, è rimasto nel procedimento come testimone. È inoltre l'autore di un controverso memoriale accusatorio nei confronti di Becciu, del quale è diventato uno dei principali accusatori.
La questione delle garanzie processuali era stata affrontata anche da papa Leone XIV il 14 marzo scorso, appena tre giorni prima dell'ordinanza della Corte d'Appello. Aprendo l'anno giudiziario vaticano, il Pontefice aveva sottolineato che «l'osservanza delle garanzie procedurali, l'imparzialità del giudice, l'effettività del diritto di difesa e la ragionevole durata dei processi» costituiscono condizioni fondamentali per l'autorevolezza della giustizia. Parole pronunciate in un contesto segnato dalle contestazioni sulle presunte violazioni dei diritti della difesa emerse durante il procedimento.
Scaduto il 21 settembre il termine per il deposito delle nuove memorie difensive, il processo riparte nell'Aula Superiore del vecchio Sinodo. La Corte è presieduta da monsignor Alejandro Arellano Cedillo, decano del Tribunale della Rota Romana, ed è composta anche da due giudici laici e un giudice sostituto. L'avvocato di Becciu, Fabio Viglione, si dice «convinto della assoluta fondatezza delle ragioni prospettate, che attengono alla tutela ed al rispetto dei diritti fondamentali della difesa».
Fin dall'inizio del procedimento, Becciu, ex Sostituto della Segreteria di Stato, ha sostenuto di essere vittima di una presunta macchinazione ai suoi danni, che potrebbe essere maturata nel contesto delle tensioni e delle lotte di potere interne alla Curia romana. Resta da vedere se, oltre all'esame delle irregolarità processuali, il nuovo dibattimento farà emergere elementi anche su questo aspetto della vicenda.



