Casa Bianca: «Dazi su al 12,5%»

L'aumento delle tariffe toccherà anche la Svizzera.
L'aumento delle tariffe toccherà anche la Svizzera.
WASHINGTON - A causa di presunte misure insufficienti contro il lavoro forzato, il governo degli Stati Uniti ha annunciato l’introduzione di dazi del 10 o del 12,5 percento sulle importazioni provenienti da 60 partner commerciali. Tra questi figurano anche alcuni prodotti dell’Unione Europea, come comunicato dall’ufficio del rappresentante commerciale statunitense Jamieson Greer.
Secondo quanto riferito, i dazi aggiuntivi entreranno in vigore venerdì mattina alle 06:01 ora svizzera (mezzanotte sulla costa orientale degli Stati Uniti) e riguarderanno specifiche categorie di beni. Sono esclusi i prodotti già caricati su una nave, in fase finale di trasporto verso la destinazione e che saranno sdoganati entro il 28 luglio.
Le indagini avrebbero stabilito, a seconda del partner commerciale, un’aliquota del 10 o del 12,5 percento come «appropriata», si legge nella comunicazione. L’Unione Europea è citata, insieme a Taiwan, Giappone e Svizzera, tra i partner per i quali sono previsti entrambi i livelli tariffari su determinate importazioni negli Stati Uniti. Sono previste anche alcune eccezioni.
Una scadenza imminente
Venerdì scade il termine legale per i precedenti dazi globali. Dopo la sconfitta davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti, Trump aveva introdotto rapidamente, a febbraio, nuovi dazi globali del 10 percento. La base giuridica è il paragrafo 122 della legge sul commercio del 1974, che consente l’applicazione di tariffe fino a un massimo del 15 percento per un periodo non superiore a 150 giorni. Successivamente, sarebbe necessario il via libera del Congresso, considerato improbabile alla luce dell’elevata inflazione.
A febbraio la Corte Suprema aveva stabilito che i precedenti dazi imposti da Trump contro decine di partner commerciali, tra cui l’Unione Europea, erano illegali perché basati su una legge d’emergenza. Secondo la maggioranza dei giudici, il presidente aveva ecceduto i propri poteri. Di conseguenza, il governo statunitense è tenuto a rimborsare miliardi di dollari di dazi.
Stessa legge, nuovo riferimento
Era previsto che Trump fornisse una nuova giustificazione per le tariffe. Il governo può infatti richiamarsi alla stessa legge sul commercio del 1974, ma su un diverso paragrafo. Il paragrafo 301 consente di intervenire in presenza di pratiche commerciali dimostrabili considerate «ingiustificate, inappropriate o discriminatorie».
Di recente, in un’intervista all’emittente statunitense CNBC, il rappresentante commerciale Greer aveva accennato a possibili conseguenze derivanti da indagini sul lavoro forzato condotte ai sensi del paragrafo 301. Il riferimento era a un articolo del Financial Times che anticipava un imminente annuncio di dazi contro le importazioni da decine di Paesi.
Il lavoro forzato come motivazione
All’inizio di giugno, gli Stati Uniti avevano minacciato l’introduzione di dazi contro 60 economie, accusandole di non impedire l’ingresso di prodotti legati al presunto lavoro forzato o di non far rispettare adeguatamente i divieti di importazione esistenti.
Per applicare dazi ai sensi del paragrafo 301 è necessario che il governo raccolga preventivamente commenti e svolga audizioni. È quanto avvenuto di recente nel caso del Brasile, quando Greer ha annunciato un dazio del 25 percento su alcuni beni del Paese sudamericano. L’indagine avrebbe evidenziato diverse pratiche commerciali sleali.
Incertezza sul “Turnberry-Deal”
Per la maggior parte delle importazioni dall’UE si applicava finora un dazio fino al 15 percento, in base all’accordo commerciale bilaterale tra UE e Stati Uniti noto come “Turnberry-Deal”. Nell’agosto 2025, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e Trump avevano raggiunto un’intesa per evitare una guerra commerciale.
Bruxelles ha concesso ulteriori aperture, tra cui l’abolizione dei dazi europei sui beni industriali statunitensi. Tuttavia, data l’imprevedibilità della politica commerciale sotto Trump, l’UE ha previsto anche una clausola di salvaguardia: se gli Stati Uniti non dovessero rispettare gli impegni o sospendere gli accordi, le concessioni europee potranno essere revocate, inclusi eventuali aumenti dei dazi.
Secondo fonti di Bruxelles, finora Washington ha rispettato l’accordo nella maggior parte dei casi. Per circa il 93 percento delle esportazioni europee verso gli Stati Uniti si applicavano dazi fino a un massimo del 15 percento, ha dichiarato un funzionario UE. Per i restanti prodotti, tuttavia, le tariffe risultano più elevate: è il caso, ad esempio, del formaggio, tassato con aliquote vicine al 25 percento.




