Trovata morta in piscina nel Comasco, arrestato l'ex marito

L'arresto è avvenuto dopo che prove e testimonianze hanno fatto emergere le incongruenze nella versione dell'ex marito.
COMO - Non aveva mai accettato il ritorno della ex moglie tra le mura di casa, a oltre dieci anni dalla separazione. L'aveva anche minacciata: "Prima o poi ti annego", le aveva detto.
E se è vero quel che emerge dalla prima fase dell'indagine condotta sul caso della donna trovata morta lo scorso 27 settembre in una piscina di Erba, nel Comasco, il marito Carmine Civitillo, 76 anni, è stato di parola.
Sarebbe stato lui, infatti, a soffocarla e poi a spingerla in piscina con la carrozzina sulla quale era costretta da due anni, forse volendo simulare un suicidio o un incidente.
Per questo è stato arrestato a Benevento, dove era tornato da qualche settimana. Lei, Patrizia Monteleone, 64 anni, su quella sedia a rotelle ci era costretta dal 2024, dopo essere sopravvissuta a un ictus dagli effetti terribili. Per un periodo aveva abitato in alcuni locali dell'azienda di famiglia, nel Canturino, prima della messa in liquidazione della ditta, quando ai tre figli della coppia - Diana, Michael ed Eleonora - si era posto il problema di trovare per la mamma una sistemazione diversa.
L'avevano cercata disperatamente un po' dappertutto, prima in città, a Como, poi qua e là per la Provincia, infine addirittura a Roma e nel Lazio. Niente da fare, una casa non l'avevano mai trovata, così che alla fine l'unica soluzione era stata quella di riunire mamma e papà sotto lo stesso tetto, una soluzione certo provvisoria, alla cui risoluzione i ragazzi non avevano mai smesso di lavorare senza risultati.
Contro il padre, ex imprenditore, c'è più di un indizio, a partire proprio dalle minacce, reiterate nel contesto di un clima di enorme tensione acceso fin dal giorno del ritorno della ex moglie. Alle telecamere Rai di "La vita in diretta", che lo avevano agganciato pochi giorni dopo il ritrovamento del cadavere, Civitillo aveva ribadito la stessa versione già fornita ai carabinieri, sostenendo di essere uscito di casa di buon'ora e di essere rientrato, quella domenica, soltanto verso mezzogiorno, trovando il corpo di lei già in acqua, e per questo di avere immediatamente contattato il figlio: "Vieni subito qua, che c'è tua mamma... Arrangiatevi voi".
Poi aveva precisato: "Io non mi interesso niente di loro (riferendosi sia all'ex moglie sia ai tre figli, ndr). Se ero in buoni rapporti con lei? No, ripeto, sono divorziato da dieci anni". Che qualcosa non tornasse si era intuito subito. Quando Michael aveva tirato fuori dall'acqua il corpo senza vita della madre, la carrozzina era a bordo vasca, fradicia. Se era caduta in acqua, come tutto lasciava immaginare, allora chi l'aveva recuperata? Ai primi sospetti si erano aggiunte le testimonianze di alcuni vicini che quella stessa mattina avevano udito grida di aiuto, e poi le immagini di una telecamera di sorveglianza che aveva ripreso l'auto di lui mentre rientrava ben prima di mezzogiorno, forse addirittura prima delle 11 del mattino, per non uscire più.
Il resto lo hanno fatto l'autopsia e qualche intercettazione mirata. Il medico legale ha accertato che Patrizia è morta per soffocamento, e che soltanto dopo è stata gettata in acqua. Sulla bocca, il cadavere portava ancora segni evidenti di una azione meccanica, piccole lacerazioni e ferite dal significato inequivocabile. E poi la logica: nelle condizioni in cui si trovava, relegata su quella sedia, non sarebbe mai stata in grado di muoversi autonomamente per casa, e meno che mai di raggiungere da sola il giardino e la piscina.
In una serie di telefonate intercorse con un suo cliente cinese negli ultimi giorni, Carmine Civitillo avrebbe fatto più volte riferimento alla eventualità di una fuga. Ed è forse anche questa la ragione che ha indotto la Procura ad accelerare i tempi e a chiedere l'arresto.




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