«I 170 reporter uccisi erano membri di gruppi terroristici»

L'esercito israeliano pubblica un elenco di nomi e affiliazioni. La ricostruzione si basa anche sui necrologi diffusi da Hamas e Jihad islamica.
TEL AVIV - L'esercito israeliano (IDF) afferma di aver accertato che 170 palestinesi uccisi nella Striscia e identificati a Gaza come giornalisti erano in realtà membri di gruppi terroristici. I nomi sono stati pubblicati dall'IDF su un sito dedicato, insieme a dati identificativi, testata giornalistica, presunta unità militare di appartenenza e immagini di necrologi diffusi dalle stesse organizzazioni.
Secondo l'IDF, 118 erano attivi nell'ala militare di Hamas, 49 nella Jihad islamica, due nei Comitati di resistenza popolare e uno nelle brigate dei Mujahedin. L'esercito sostiene inoltre che 17 delle persone elencate abbiano fatto irruzione in territorio israeliano durante l'attacco del 7 ottobre 2023. Tra le fonti utilizzate per la ricostruzione figurano i necrologi pubblicati negli ultimi mesi da Hamas e Jihad islamica sui propri canali.
L'IDF afferma che alcuni dei nomi presenti nell'elenco lavoravano anche per importanti testate e agenzie internazionali, tra cui Reuters, CNN, ABC Australia, BBC, Le Monde, AFP e AP.
A giugno il Comitato per la protezione dei giornalisti (CPJ), organizzazione indipendente con sede a New York, ha rivisto il proprio elenco delle vittime, rimuovendo 22 nomi di palestinesi risultati membri di organizzazioni terroristiche. Altri 12 erano già stati rimossi nel 2025. La lista del CPJ conta complessivamente 247 giornalisti e operatori dei media uccisi a Gaza, Yemen, Libano, Israele e Iran dall'inizio della guerra; secondo l'organizzazione, 189 sono stati uccisi da Israele nella Striscia.
Nella sua nota l'esercito respinge infine le accuse di colpire deliberatamente i giornalisti e sostiene che le informazioni pubblicate dimostrino che i suoi obiettivi sono «le organizzazioni terroristiche e i loro membri», in conformità con il diritto internazionale.



