In bici nel centro di Como, contro il divieto di andare in bici

Ha avuto luogo nella tarda mattinata di sabato la protesta contro la recente decisione dell'amministrazione comunale
COMO - Questa mattina, sabato 12 settembre, il centro storico di Como è stato teatro dell'annunciata manifestazione contro il divieto di circolazione delle biciclette. L’iniziativa, organizzata dall'associazione culturale Nova Como, ha preso il via alle 11 da piazza Perretta: da qui, il corteo ha attraversato le principali vie della città murata per concludersi davanti a Palazzo Cernezzi, sede del Comune.
La protesta si è distinta per il suo carattere simbolico. I partecipanti hanno scelto di rispettare le regole contestate, alternando tratti percorsi in sella a quelli in cui le biciclette venivano condotte a mano. Il percorso ha toccato via Florio da Bontà, via Cinque Giornate, via Tatti, via Bernardino Luini, via Adamo del Pero, piazza San Fedele e via Vittorio Emanuele II.
Al centro della mobilitazione c’è la decisione dell’amministrazione comunale di limitare la circolazione delle bici nella città murata, una misura che i responsabili di Nova Como, Vincenzo Falanga e Teresa Minniti, definiscono eccessiva e che ha acceso il dibattito politico nelle ultime settimane. Ricordiamo che la notizia ha valicato i confini nazionali ed è stata ripresa anche da prestigiose testate giornalistiche internazionali. «Il divieto alle biciclette nel centro storico di Como ha conquistato le pagine della stampa estera e nazionale, portando oltre i confini della città una scelta che ha suscitato incredulità e generato imbarazzo», si legge nel comunicato di Nova Como.
Alla manifestazione hanno preso parte alcune centinaia di persone tra cittadini, associazioni ambientaliste e per la mobilità ciclabile, tra cui Fiab e Legambiente Como “Angelo Vassallo”. Erano presenti anche numerosi esponenti politici locali di schieramenti diversi: dal Pd a Forza Italia fino ad Azione.
Gli organizzatori hanno inoltre collegato la decisione del Comune a un recente incidente che aveva coinvolto il sindaco Rapinese con una e-bike, parlando di “una preoccupante sovrapposizione tra una questione personale e l’esercizio del potere pubblico, trasformando una vicenda individuale in un presupposto per imporre un divieto generalizzato all’intera comunità”. Una lettura politica del provvedimento che l’amministrazione comunale contesta.



