Caso Regeni, chiesto l’ergastolo per un imputato e tre condanne a 17 anni e mezzo

La Procura di Roma ha formulato le richieste di pena per quattro 007 egiziani imputati nel processo sulla morte del ricercatore italiano
ROMA - Un ergastolo e tre condanne a 17 anni e mezzo di reclusione. Sono le richieste avanzate dalla Procura di Roma nel processo per la morte del dottorando italiano Giulio Regeni, che vede imputati quattro agenti dei servizi egiziani. A formulare le richieste di pena sono stati il procuratore capo Francesco Lo Voi e il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco al termine della requisitoria.
In particolare, l’accusa ha chiesto il carcere a vita per Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, mentre per Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Uhsam Helmi e Tareq Sabyr sono stati sollecitati 17 anni e 6 mesi di reclusione ciascuno.
Nelle sue conclusioni, il procuratore aggiunto Colaiocco ha sottolineato che il procedimento non restituisce una verità «intuitiva o emotiva», ma una verità processuale costruita attraverso prove documentali, dichiarative e tecnico-scientifiche, oltre a riscontri esterni e verifiche dibattimentali.
Il magistrato ha evidenziato inoltre come gli imputati siano «pubblici ufficiali di altissimo grado», tra cui un generale, due colonnelli e un maggiore, «pienamente consapevoli dei propri doveri istituzionali», chiamati a garantire la legalità e non a piegarla a fini illeciti.
Richiamando il lungo lavoro investigativo, Colaiocco ha parlato di «dieci anni di fatica» e di una «ostinata ricerca della verità», affidando al giudizio del tribunale la responsabilità di portare a compimento questo percorso.




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