Croati e sloveni, l'Italia fissa i contingenti prima della Svizzera

Migliaia di frontalieri dai Balcani vanno a lavorare in Friuli. E L'Italia impone regole come vorrebbe fare la Svizzera
UDINE - Frontalieri croati e sloveni assediano il confine italiano e da luglio il Governo italiano ha fissato delle regole in entrata che bloccano alcune categorie di lavoratori. Un blocco che richiama a quello votato il 9 febbraio, da parte dei cittadini svizzeri nei confronti dei frontalieri italiani. Ad approfondire la tematica è l'Inkiesta.it, il portale online italiano che mette a confronto proprio due fenomeni quello dei frontalieri in Ticino e quello dei frontalieri nel Friuli. In quest'ultimo caso, sono oltre diecimila i lavoratori sloveni e croati che ogni giorno entrano in Italia per lavorare e tornano a casa di sera, anche se le cifre non sono chiare per via della presenza di molti lavoratori in nero.
Secondo i sindacati, in particolare UIL e CGIL, in Friuli le figure che arrivano maggiormente sono badanti camionisti e muratori, molti assunti in nero, ma quegli altri assunti regolarmente non godono di una normativa bilaterale tra i due Stati. Non sono dunque previsti ristorni sul modello svizzero. Tra Roma, Lubiana e Zagabria non esistono infatti accordi fiscali come quelli stabiliti tra Italia e Svizzera. La Confederazione versa una parte delle imposte pagate dai frontalieri italiani ai Comuni di confine valdostani, piemontesi, lombardi e trentini. Ma questo non accade in Friuli, dove invece è il lavoratore a interessarsi per pagare le tasse ai due Paesi. Un sistema che comporta parecchi problemi e molti preferiscono lavorare in nero, per non correre il rischio di essere tassati due volte. E con il lavoro nero è facile dare vita a casi di dumping salariale. A rimetterci sono i frontalieri, che, in nero, sono pagati di meno e determinano anche una concorrenza sleale sia tra i lavoratori locali che con le aziende sane.
Insomma, problemi e atteggiamenti che si ripetono. Un altro parallelo, quello più eclatante, con la Svizzera riguarda la libertà di circolazione delle persone. Se in Svizzera, il 9 febbraio è stata votata una iniziativa che chiede i contingenti per gli stranieri, in Italia sul confine friulano una normativa simile è stata già adottata.
Da luglio qualcosa del genere infatti è in vigore tra Italia e Croazia. "Il nostro governo – spiega Berti all'Inkiesta.it – ha adottato misure transitorie per limitare gli ingressi dal Paese balcanico. Alcune categorie sono escluse, come badanti, dirigenti d’impresa, infermiere e artisti del mondo dello spettacolo. Se però sono un metalmeccanico istriano e voglio fare avanti e indietro con il Friuli, non posso. La stretta dovrebbe durare due anni". Ma molti croati non lo sanno. Non sanno che pur essendo entrati in Europa, non possono ancora entrare in Italia.



