Petizione al Governo: «Salvare il POT di Lattecaldo, risorsa chiave per il territorio»

I promotori chiedono maggiore coinvolgimento dei Comuni e sottolineano il valore del POT per occupazione e coesione sociale.
MORBIO INFERIORE - Una petizione al Consiglio di Stato per chiedere un ripensamento sulla soppressione del Programma di Occupazione Temporanea (POT) di Lattecaldo e il trasferimento delle attività a Curzutt, nel Comune di Monte Carasso. È l’iniziativa promossa dal vicesindaco di Morbio Inferiore Moreno Colombo (Lega-UDC) e il granconsigliere Giovanni Capoferri (Centro), che esprimono «grande sorpresa e preoccupazione» per una decisione destinata a entrare in vigore dalla fine del 2026.
I promotori sostengono le posizioni già espresse dai Comuni di Arogno, Breggia, Castel San Pietro e Val Mara, criticando in particolare la mancanza di coinvolgimento degli enti locali. «Una misura di tale portata avrebbe dovuto essere discussa e concertata con i Comuni che, da anni, fanno affidamento su questo importante strumento», sottolineano.
Al centro della presa di posizione vi è il valore del POT, descritto non come una semplice misura occupazionale, ma come un elemento chiave per il territorio. «È uno strumento prezioso per le persone in cerca d’impiego - per le quali significa riattivazione, competenze e reinserimento - e per il territorio», evidenziano i Municipi citati nel testo.
Negli ultimi anni, il programma ha permesso la realizzazione di numerosi interventi di pubblica utilità nei quattro Comuni della regione: parapetti e opere di messa in sicurezza, manutenzione di sentieri, costruzione di muretti in pietra a secco, recupero di manufatti storici e cura di aree pubbliche. «Opere che, senza il POT, ricadrebbero interamente sulle spalle dei Comuni».
Critiche vengono espresse anche rispetto alla scelta di concentrare l’offerta nel Sopraceneri. Secondo i promotori, la chiusura del centro di Lattecaldo rischia di penalizzare il Sottoceneri, in particolare le regioni periferiche del Mendrisiotto, privandole di una risorsa consolidata e radicata sul territorio.
La petizione chiede quindi al Governo di riconsiderare la decisione, garantire un’equa distribuzione delle opportunità di reinserimento professionale sull’intero territorio cantonale e riconoscere il ruolo fondamentale del POT per il Mendrisiotto e il Basso Ceresio, sia sotto il profilo sociale sia economico. Viene inoltre ribadita la necessità di sostenere queste regioni, evitando che diventino «vittime delle misure di risanamento delle finanze cantonali».
In un contesto in cui il settore primario e l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro rappresentano sfide cruciali, i promotori sottolineano l’importanza di mantenere strumenti concreti e vicini al territorio. «Il Mendrisiotto vuole continuare a essere considerato una parte del territorio cantonale e non un semplice capitolo di risparmio nel quadro del risanamento finanziario del Cantone», concludono Colombo e Capoferri.



