Oltre al Merlot c'è di più

La viticoltura ticinese si apre a varietà resistenti, vini naturali e sostenibilità per affrontare le sfide ambientali: un evento gastronomico per scoprirli
La viticoltura ticinese si apre a varietà resistenti, vini naturali e sostenibilità per affrontare le sfide ambientali: un evento gastronomico per scoprirli
SAVOSA - Il futuro del vino ticinese non parla solo di Merlot. Tra cambiamenti climatici, attenzione all'ambiente e ricerca di varietà più adatte al territorio, c'è chi sta sperimentando strade alternative alla viticoltura tradizionale. Un mondo forse ancora poco conosciuto alle nostre latitudini, che si potrà scoprire venerdì 30 ottobre a Savosa, nell'ambito di Fuori di Zucca, attraverso una degustazione guidata da Philippe Kämpf, gastronomo ed esperto di vini. L'appuntamento, in programma dalle 17.30, permetterà di conoscere tre produttori ticinesi e assaggiare quattro vini, approfondendo temi come il biologico, il vino naturale e i vitigni resistenti, noti come PIWI. L'iniziativa si inserisce inoltre nel solco della collaborazione con Slow Food e Slow Wine Svizzera, realtà con cui Kämpf ha lavorato a lungo.
«Protagonisti della degustazione saranno Silaros 2025, da uve Solaris in purezza, e Recaneggio 207 di Lorenzo Ostini; Piacaia, un blend di uve rosse e Merlot, di BianchiBio; e Johanniter in purezza – Per Nat 2025, realizzato con metodo ancestrale, di ManiMatte», spiega Kämpf. «Sono vini molto diretti, che si collocano a metà strada tra i gusti più sperimentali e quelli tradizionali, ai quali il pubblico ticinese è maggiormente abituato. Rappresentano quindi un ottimo punto di partenza per avvicinarsi a un mondo più sostenibile, ma anche per guardare al futuro della viticoltura».
Un tema sempre più attuale, anche alla luce delle sfide che attendono il settore. «Con i cambiamenti climatici e le caratteristiche del nostro territorio sarà sempre più importante orientarsi verso questo tipo di produzione. Abbiamo visto i limiti della viticoltura tradizionale, che richiede numerosi interventi in vigneto e l'impiego di prodotti per proteggere le piante», osserva il gastronomo.
A spingere verso un cambiamento è anche la sensibilità dei consumatori. «I più giovani, pur bevendo meno vino rispetto al passato, quando scelgono di berlo cercano sempre più spesso prodotti sostenibili, legati al territorio e realizzati con cura».
In questo contesto entrano in gioco anche i vitigni resistenti. «Non sono poi così nuovi, perché esistono già da tempo, ma in Ticino è importante comprenderne anche la direzione dal punto di vista del gusto: offrono profili diversi rispetto al classico Merlot. Nel mio piccolo, durante questo evento, cercherò di sensibilizzare i partecipanti a questo nuovo approccio alla viticoltura ticinese».
Per Kämpf, la scelta delle varietà coltivate è infatti un elemento centrale. «Se si scelgono varietà più adatte al terreno e alle caratteristiche del territorio ticinese, la produzione biologica può diventare più accessibile. Non è semplice e richiede molto impegno, ma è una strada percorribile. BianchiBio lavora in questo senso da anni, così come ManiMatte, anche attraverso l'impiego di vitigni resistenti. Non voglio dire che lo facciano senza problemi, ma dimostrano che è possibile».
La degustazione sarà quindi l'occasione per «adottare una visione diversa della tradizione e scoprire approcci alternativi alla produzione del vino». Ad accompagnare i calici ci saranno anche alcuni assaggi a base di zucca, preparati dallo stesso Kämpf, per un incontro tra i sapori autunnali e i vini del territorio.




