Caso Bally, l'OCST incalza il Governo: «Non basta un no comment»

Il sindacato continuerà a chiedere chiarimenti: «A meritare una risposta sono soprattutto le persone che per anni hanno lavorato per Bally».
LUGANO - «Non possiamo accettare che, su una vicenda di questa portata, il Governo si rifugi dietro un sostanziale no comment», ha affermato l'Organizzazione Cristiano-Sociale Ticinese (OCST) in merito all'ennesimo taglio del personale di Bally.
Secondo l'organizzazione sindacale, il Governo ha evitato di entrare nel merito degli aspetti più importanti della vicenda: «Dove poteva fornire elementi concreti ha richiamato i vincoli del segreto d'ufficio e del segreto fiscale; dove gli veniva chiesto se intendeva tutelare attivamente gli interessi pubblici si è limitato a rinviare alle proprie competenze e alle procedure previste». Insomma, l'OCST sostiene che «la risposta del Governo rimane generica».
Pur riconoscendo che esistano informazioni riservate che non possono essere divulgate, il sindacato ha voluto sottolineare che «tra il divulgare informazioni e il non assumere alcuna posizione c'è una differenza sostanziale».
Per l'organizzazione, la richiesta rivolta al Governo, inoltre, non è quella di sostituirsi alla magistratura, ma di valutare le conseguenze dell'accaduto, interrogarsi sulle responsabilità e individuare strumenti di prevenzione affinché situazioni analoghe non si ripetano in futuro.
Per questo l'OCST non intende accontentarsi della risposta ricevuta e annuncia che continuerà a cercare chiarimenti nelle sedi opportune, ponendo un interrogativo: «Chi deve avere una visione complessiva di ciò che accade sul territorio, se non l'autorità pubblica?».
Secondo il sindacato, a meritare una risposta sono soprattutto le persone che per anni hanno lavorato per Bally e che oggi si trovano a pagare il prezzo delle decisioni altrui, prima ancora delle istituzioni.



