Per affrontare problematiche complesse, ci vuole un sistema più flessibile

Giovani ticinesi in difficoltà, per disagio psichico o abuso di sostanze. Secondo Giovanni Albertini (Avanti con Ticino&Lavoro) serve una risposta multidisciplinare. La mozione al Consiglio di Stato.
BELLINZONA - «Quando una persona, e in particolare un giovane, manifesta contemporaneamente disagio psichico, consumo problematico di sostanze o dipendenze comportamentali, difficoltà familiari, scolastiche, professionali o abitative, il problema non rientra ordinatamente in una sola casella amministrativa. La vita reale non è divisa in compartimenti. La risposta pubblica, invece, rischia ancora di esserlo», inizia così una mozione presentata da Giovanni Albertini (Avanti con Ticino&Lavoro) e co-firmata da Amalia Mirante ed Evaristo Roncelli.
Il tema è quello sempre presente del disagio, o multi-disagio, soprattuto giovanili e un sistema di risposta - quello ticinese - che potrebbe essere più snello ed efficace.
Secondo i firmatari del testo sottoposto al Consiglio di Stato, il Ticino dispone già di servizi e professionisti competenti - dai Servizi medico-psicologici all'Organizzazione sociopsichiatrica cantonale, da Ingrado all'Ufficio dell'aiuto e della protezione - ma manca «una garanzia uniforme di continuità"»per chi attraversa contemporaneamente più sistemi.
Un percorso terapeutico difficile da seguire
Una famiglia può trovarsi a dover contattare medico, pronto soccorso, servizi psichiatrici, scuola e assistenti sociali senza sapere «chi debba mantenere il filo del progetto». Il testo richiama anche il Piano cantonale quadriennale sulle tossicomanie (PCI 2023), che già segnala un'inadeguatezza delle strutture per i giovani dipendenti sotto i 25 anni.
La mozione non chiede «un nuovo mega-servizio», ma il principio della «nessuna porta sbagliata»: qualunque servizio venga contattato per primo, la persona non deve essere lasciata sola nel passaggio successivo.
Tra le richieste concrete: un «invio accompagnato» tra servizi, l'individuazione di un professionista responsabile della continuità del progetto (o, nei casi più gravi, un case manager dedicato), una valutazione integrata delle doppie diagnosi e regole condivise su consenso e protezione dei dati.
Viene inoltre proposto un progetto pilota rivolto a giovani fino a 25 anni con bisogni complessi, da attuare per fasi: mappatura, sperimentazione, eventuale estensione cantonale e, solo alla fine, valutazione di un eventuale polo fisico, il Campus Ticino, che al momento resta un'ipotesi di lungo termine e non un progetto edilizio definito.
Un esempio su come potrebbe funzionare
l testo illustra il modello con il caso di "Luca", 19 anni, nome di fantasia: ha abbandonato l'apprendistato, soffre di ansia e depressione e consuma cocaina nel weekend. Nel sistema attuale la famiglia non sa a chi rivolgersi e Luca interrompe i primi contatti.
Nel modello proposto, invece, un coordinatore verrebbe individuato fin dall'inizio, il passaggio tra servizi sarebbe accompagnato, il progetto includerebbe cure, sostegno familiare e reinserimento formativo, e un'eventuale ricaduta non comporterebbe la perdita del riferimento ma «una verifica del progetto».
Al Consiglio di Stato viene chiesto di elaborare un quadro operativo entro 18 mesi e di riferire poi al Gran Consiglio su costi, tempi e misure attuabili.



