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In prima linea per salvare chi rischia di scivolare ai margini

Sono 300 i giovani in situazione “delicata” seguiti dal Cantone e dal suo Case Management Formazione Professionale: «Situazioni sempre più complesse, con problematiche che vanno al di là della scuola»
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In prima linea per salvare chi rischia di scivolare ai margini
Sono 300 i giovani in situazione “delicata” seguiti dal Cantone e dal suo Case Management Formazione Professionale: «Situazioni sempre più complesse, con problematiche che vanno al di là della scuola»

Giovani con le vite bloccate in un limbo, che - per motivi spesso complessi - scivolano fra le maglie del sistema fuori dalla scuola (anche dell'obbligo) trovandosi chiusi fuori dal mondo del lavoro. In alcuni casi si limitano ad ambire all'assistenza sociale.

In queste ultime settimane il mondo della politica locale, prima a Locarno e poi anche a Lugano, ha iniziato a interessarsi dei NEET: ovvero quei giovani e quelle giovani non in formazione, né in tirocinio né in un impiego stabile (ovvero not in education, employement or training, da cui l’acronimo).

Anche nel piccolo Ticino si tratta di un fenomeno presente, in realtà da più di un ventennio, ma che resta difficile da circoscrivere appieno per tutta una serie di fattori.

Sono diversi gli enti e le associazioni quotidianamente in prima linea per provare ad aiutare queste ragazze e questi ragazzi. Tra questi, vi è il Case Management Formazione Professionale (CMFP) dell’Istituto della transizione e del sostegno (ITS) del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS).

Per conoscere meglio di cosa si tratta, abbiamo incontrato la coordinatrice Barbara Schepis Muntaner.

Che tipo di servizio offre il Case Management Formazione Professionale (CMFP) e a chi si rivolge?
Il nostro servizio sostiene giovani tra i 14 e i 25 anni che vivono difficoltà scolastiche, personali o sociali. L’obiettivo è aiutarli a iniziare e completare una formazione professionale di base, ottenendo un certificato o un attestato federale.

Il servizio offre un sostegno gratuito, volontario e personalizzato, basato su una relazione di fiducia e sulla partecipazione attiva della persona.

Già le scuole medie possono segnalare al servizio le giovani e i giovani che potrebbero beneficiare di un sostegno nella transizione dalla scuola dell’obbligo al livello secondario II, permettendo così un intervento precoce per individuare situazioni potenzialmente a rischio e facilitare il passaggio verso il successivo percorso formativo.

Quanti giovani fanno capo al vostro servizio e che tipologie di casi seguite?
Il CMFP accompagna attualmente circa 300 giovani. Negli ultimi anni, le situazioni seguite sono diventate più complesse: sempre più spesso si presentano insieme difficoltà scolastiche, relazionali e familiari.

Per questo, abbiamo sviluppato modalità di accompagnamento sempre più flessibili e personalizzate, capaci di rispondere in modo efficace alle esigenze di ogni persona. Anche di fronte ai percorsi più articolati, il lavoro in rete con scuole e servizi permette di offrire un supporto solido e continuo.

Esiste un identikit del giovane o della giovane che beneficia di questo sostegno?
Non esiste un unico identikit: ogni giovane ha una storia e bisogni diversi. È però possibile individuare alcuni elementi ricorrenti, quali un rendimento scolastico fragile, difficoltà sul piano relazionale o motivazionale e, in molti casi, anche contesti familiari complessi.

Per alcuni di loro, la scuola dell’obbligo è stata contrassegnata da grandi fatiche. In questo senso, l’apprendistato può diventare una nuova opportunità per rimettersi in gioco e riscoprire le proprie capacità.

Il nostro servizio pone sempre l’attenzione sulle risorse di ogni giovane: l’obiettivo è valorizzarle e trasformarle in punti di forza per costruire il proprio percorso.

Quanto incidono le competenze scolastiche e professionali e quanto, invece, gli aspetti psicologici e motivazionali?
Entrambi gli aspetti sono importanti e spesso si influenzano a vicenda. Oggi il mondo della formazione e del lavoro richiede competenze sempre più solide, e questo può rendere il percorso più impegnativo per alcune persone.

Allo stesso tempo, motivazione, fiducia e benessere personale giocano un ruolo fondamentale: sentirsi sostenuti e valorizzati aiuta a trovare la propria strada e a portare avanti un percorso nel tempo.

Il nostro servizio lavora proprio su questo equilibrio, affiancando ogni giovane nello sviluppo delle proprie competenze, ma anche nel rafforzare la motivazione, la fiducia in sé e la capacità di affrontare le sfide.

L’accompagnamento coinvolge anche la rete attorno alla persona, per creare condizioni favorevoli e sostenere un percorso formativo positivo.

Con quali servizi cantonali, comunali e altri enti collaborate maggiormente?
Lavoriamo in stretta collaborazione con le scuole medie e con quelle professionali, con l’Ufficio dell’orientamento scolastico e professionale, con gli ispettori e le ispettrici di tirocinio e con il servizio GO95, che accompagna giovani tra i 15 e i 25 anni che hanno interrotto una formazione.

Collaboriamo inoltre con le altre misure dell’Istituto della transizione e del sostegno, come il Pretirocinio di orientamento, quello d’integrazione o il Semestre di motivazione, così come con i servizi socio-sanitari, tra cui il Servizio medico-psicologico, l’Ufficio dell’aiuto e della protezione e l’Ufficio dell’assicurazione invalidità.

Un ruolo fondamentale è svolto anche dalle aziende formatrici, partner chiave per costruire percorsi di apprendistato. Insieme, lavoriamo per garantire un accompagnamento coerente, continuo e centrato sui bisogni di ogni giovane.

Nel rispetto della privacy e dell’anonimato, può condividere una o più storie di successo?
In quasi vent’anni di attività, abbiamo accompagnato molte giovani e molti giovani verso l’ottenimento di un diploma professionale. Una storia significativa è quella di una ragazza che ho cominciato a seguire durante la scuola media in un momento di difficoltà scolastica e personale.

Dopo le medie, ha iniziato un apprendistato come impiegata di economia domestica, con una motivazione inizialmente limitata e qualche difficoltà sul posto di lavoro. Nonostante un iniziale insuccesso agli esami, ha continuato il suo percorso con determinazione, scoprendo anche la passione per il lavoro di cura a contatto con le persone.

Dopo l’attestato federale di capacità, ha quindi deciso di proseguire con un secondo apprendistato formandosi come operatrice socioassistenziale, con ottimi risultati.

Oggi lavora in un istituto con grande soddisfazione. Storie come questa mostrano che, anche attraverso percorsi non lineari, con il giusto sostegno è possibile costruire un futuro professionale solido e gratificante.

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