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LAVIZZARA«Il rifugio travolto da una valanga deve restare un rudere»

05.12.22 - 08:02
La struttura, per legge, non può essere ricostruita. Lo sfogo di Mario Donati, sociologo e appassionato di montagna.
Foto di Mario Donati
«Il rifugio travolto da una valanga deve restare un rudere»
La struttura, per legge, non può essere ricostruita. Lo sfogo di Mario Donati, sociologo e appassionato di montagna.

LAVIZZARA - Era crollato nel 2009 in seguito a una valanga. E forse resterà così in eterno. Un rifugio sull’Alpe Tomeo (Lavizzara), a oltre duemila metri, non può essere ricostruito a causa di una serie di cavilli burocratici. A riferirlo è Mario Donati, sociologo e appassionato di montagna, che attacca duramente le autorità. «È un insulto al buon senso, una mazzata ai rari sussulti di vitalità di una zona periferica».

Mobilitazione inutile – Nella regione si erano attivati in parecchi per rimettere in piedi la cascina. Persone comuni, il Patriziato di Broglio e la Divisione della formazione professionale che avrebbe mandato sul posto alcuni apprendisti. «L’idea era quella di ricostruire la secolare cascina così come era, spostandola però in posizione più sicura, una ventina di metri più a monte, ponendola a fianco di una stalla risparmiata dalla valanga».

La lettera che blocca tutto – L’entusiasmo però si spegne. «Gli uffici cantonali competenti – sottolinea Donati –, in una comunicazione al limite della comprensione umana, zeppa di rimandi a leggi federali e cantonali, decretano che la ricostruzione non è possibile».

«Un diroccato non può essere ricostruito» – Tio/20Minuti ha sollecitato il Dipartimento del territorio sulla questione. «La cascina è crollata nel 2009 – rispondono da Bellinzona – e ora è un diroccato. Un diroccato non può essere ricostruito, lo indica il concetto di ubicazione vincolata. Non si tratta della capanna che è a 800 metri di distanza e circa 300 metri di dislivello. La ristrutturazione non è quindi giustificata. Nemmeno la Sezione dell’agricoltura ha ritenuto necessari i lavori di ripristino».

«Bestemmia sacrilega» – Donati non è d’accordo e parla apertamente di ginepraio legislativo. «Siamo di fronte a un rifugio utile a escursionisti e allevatori. Se per impedirne la ricostruzione in perfetta linea con un modus operandi collaudato, si mette in campo l’artiglieria di una quindicina di leggi, vuol dire che il nostro Paese sta sbandando, soprattutto quando si occupa delle comunità montane. E questa è un’ulteriore bestemmia sacrilega che risuona tra le vette». 

  

 

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